MIO FIGLIO: UN BAMBINO EXPAT

Da subito abbiamo riconosciuto nel trasferimento in America una grande opportunità, soprattutto per Leonardo. In particolare per l’inglese. Crescere come bilingue gli sarà di grande utilità in futuro.

Come genitori eravamo preoccupati per l’impatto che questo radicale cambiamento avrebbe potuto avere su un bimbo di 3 anni e mezzo.

Tutti ci hanno sempre rassicurato sul fatto che i bambini sono sorprendenti per la loro incredibile capacità di adattamento. Tuttavia, la preoccupazione c’era ugualmente.

Questa foto è stata scattata dalla fotografa Pamela Lippolis quando Leonardo aveva due mesi… In tempi non sospetti aveva già a che fare con la valigia ^_^!

Leonardo in uno scatto della fotografa Pamela Lippolis

Leonardo è sempre stato un bimbo socievole e per la sua età era molto avanti con il linguaggio.

Dal canto nostro siamo sempre stati molto attenti nel parlare correttamente e lentamente affinché Leo percepisse il movimento labiale, a scandire bene le parole, ad usare sinonimi per arricchire il suo vocabolario.

A scuola: passiamo il filo tra i buchini

Leonardo ha sviluppato una grande proprietà di linguaggio e si esprime soprattutto a parole. Quindi, comprenderete la nostra preoccupazione nel portarlo in un paese di cui non conosceva affatto la lingua.

I primi giorni di scuola sono stati molto duri per lui. Tornava a casa dicendo che non ci voleva più andare perché non riusciva a capire quello che la maestra e i compagni gli dicevano. Si sentiva escluso e frustrato perché nessuno lo capiva.

La maestra era molto tranquilla in merito alla situazione. Ci era già passata con altri bambini e, consapevole delle risorse di cui dispongono i piccoli, era sicura che anche per Leo lo scoglio della lingua sarebbe stato superato in breve tempo.

Infatti, nel giro di due mesi, Leo ha cominciato a parlare e a capire l’inglese e da lì in poi è andata sempre meglio!

A scuola: i numeri!

Ha cominciato anche a sognare in inglese… lo sentivamo parlare nel sonno! È un chiacchierone pure quando dorme ^_^!

Adesso ci corregge la pronuncia perfino! Ovviamente, col tempo parlerà ancora meglio di noi e senza quell’inflessione italiana che caratterizza i suoi genitori!

L’altro giorno eravamo lui ed io al Target, una catena di supermercati, e cercavamo il reparto “party favors”, quello per acquistare i gadget da festa.

Ho chiesto ad una commessa di indicarmi il reparto, ma non riusciva a capirmi. Alla fine mi sono fatta capire in altro modo e finalmente lo abbiamo trovato.

Allora, ho pensato ad alta voce:

⁃ “Ma perché la commessa non mi ha capita. Che cosa ho detto?”

E Leo mi fa:

⁃ “Mamma, le hai chiesto dove erano i ‘party flavors’ non i ‘party favors’!

Insomma, avevo chiesto del reparto “gusti della festa”! LOL 😀

Questo per sottolineare quanto i bambini siano più pronti degli adulti ad apprendere una nuova lingua!

Inoltre, abbiamo avuto la fortuna che un collega italiano di Cristian con due figli, di cui il più grande ha la stessa età di Leo, si sia trasferito ad Hickory un anno e mezzo fa.

Almeno così i bambini non perderanno la pratica con la lingua italiana. E vi dirò di più! Essendo questo bimbo di Parma, Leo ha persino abbandonato la famosa “c” strascicata del romano sentendo parlare lui!

In casa parliamo in italiano. Abbiamo provato a parlare in inglese, ma Leo non ne vuole sapere:

“A casa e tra italiani si parla italiano, mamma!”

Se il fattore lingua era stato un ostacolo momentaneo, la nostalgia era ed è tuttora un’emozione con cui convivere.

Leonardo è molto attaccato alla sua casa italiana, ai nonni, al cuginetto e agli amichetti.

Il bagaglio emozionale costruito nei primi anni di vita è radicato e profondamente vivo in lui.

Qualche mese fa, quando lo mettevamo a letto la sera, piangeva sconsolato perché gli mancava l’Italia.

Il suo pianto era così consapevole e struggente che rimanevo disarmata. Mi piangeva il cuore a vederlo così, ma non potevo farmi vedere in lacrime da lui (me le sono asciugate di nascosto!)

Dovevo essere la sua forza e dargli quelle risposte rassicuranti che ci si aspettano dai genitori.

Eh! Facile a dirsi. Lì per lì mi è preso un attimo di panico genitoriale. Ero del tutto impreparata.

Come potevo essere all’altezza della situazione? Consolare mio figlio con parole credibili? Alla fine, quello che conta è stare loro vicino ed ascoltarli.

Abbiamo cominciato a riflettere sul fatto che la vita in America gli ha regalato tanti altri amichetti speciali.

Quindi, abbiamo “scoperto” che questa esperienza lo ha arricchito di altre persone cui è legato ed è contento di aver conosciuto.

La parte riguardo ai nuovi amichetti americani ha funzionato, tuttavia

“Con la nostalgia degli affetti italiani bisogna conviverci… Tutti!”

Aurora e Leonardo

Tuttora cerchiamo di alleviare la lontananza videochiamando spesso i nonni e gli amichetti italiani.

Una volta Leo ha trascorso un pomeriggio intero con la sua prediletta Aurora grazie a whatsapp.

Hanno giocato a distanza… Sono capaci anche di questo! Sono davvero sorprendenti e pieni di risorse, non credete anche voi?

A voi come è andata con i vostri figli dopo il trasferimento? Come avete affrontato le crisi dovute al cambiamento, dalla lingua alla nuova casa?

Scrivetemi della vostra esperienza, sarò lieta di raccogliere tutte le vostre testimonianze e pubblicarle.

Sarebbe un bel modo per confrontarsi ed essere di ispirazione e sostegno per altri genitori che si apprestano a vivere una situazione del genere o che la stanno vivendo.

Grazie per aver letto questo post, lasciate pure un commento, anche per dire ciao 🙂

Alla prossima,

Arianna

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