MIO FIGLIO: UN BAMBINO EXPAT

Da subito abbiamo riconosciuto nel trasferimento in America una grande opportunità, soprattutto per Leonardo. In particolare per l’inglese. Crescere come bilingue gli sarà di grande utilità in futuro.

Come genitori eravamo preoccupati per l’impatto che questo radicale cambiamento avrebbe potuto avere su un bimbo di 3 anni e mezzo.

Tutti ci hanno sempre rassicurato sul fatto che i bambini sono sorprendenti per la loro incredibile capacità di adattamento. Tuttavia, la preoccupazione c’era ugualmente.

Questa foto è stata scattata dalla fotografa Pamela Lippolis quando Leonardo aveva due mesi… In tempi non sospetti aveva già a che fare con la valigia ^_^!

Leonardo in uno scatto della fotografa Pamela Lippolis

Leonardo è sempre stato un bimbo socievole e per la sua età era molto avanti con il linguaggio.

Dal canto nostro siamo sempre stati molto attenti nel parlare correttamente e lentamente affinché Leo percepisse il movimento labiale, a scandire bene le parole, ad usare sinonimi per arricchire il suo vocabolario.

A scuola: passiamo il filo tra i buchini

Leonardo ha sviluppato una grande proprietà di linguaggio e si esprime soprattutto a parole. Quindi, comprenderete la nostra preoccupazione nel portarlo in un paese di cui non conosceva affatto la lingua.

I primi giorni di scuola sono stati molto duri per lui. Tornava a casa dicendo che non ci voleva più andare perché non riusciva a capire quello che la maestra e i compagni gli dicevano. Si sentiva escluso e frustrato perché nessuno lo capiva.

La maestra era molto tranquilla in merito alla situazione. Ci era già passata con altri bambini e, consapevole delle risorse di cui dispongono i piccoli, era sicura che anche per Leo lo scoglio della lingua sarebbe stato superato in breve tempo.

Infatti, nel giro di due mesi, Leo ha cominciato a parlare e a capire l’inglese e da lì in poi è andata sempre meglio!

A scuola: i numeri!

Ha cominciato anche a sognare in inglese… lo sentivamo parlare nel sonno! È un chiacchierone pure quando dorme ^_^!

Adesso ci corregge la pronuncia perfino! Ovviamente, col tempo parlerà ancora meglio di noi e senza quell’inflessione italiana che caratterizza i suoi genitori!

L’altro giorno eravamo lui ed io al Target, una catena di supermercati, e cercavamo il reparto “party favors”, quello per acquistare i gadget da festa.

Ho chiesto ad una commessa di indicarmi il reparto, ma non riusciva a capirmi. Alla fine mi sono fatta capire in altro modo e finalmente lo abbiamo trovato.

Allora, ho pensato ad alta voce:

⁃ “Ma perché la commessa non mi ha capita. Che cosa ho detto?”

E Leo mi fa:

⁃ “Mamma, le hai chiesto dove erano i ‘party flavors’ non i ‘party favors’!

Insomma, avevo chiesto del reparto “gusti della festa”! LOL 😀

Questo per sottolineare quanto i bambini siano più pronti degli adulti ad apprendere una nuova lingua!

Inoltre, abbiamo avuto la fortuna che un collega italiano di Cristian con due figli, di cui il più grande ha la stessa età di Leo, si sia trasferito ad Hickory un anno e mezzo fa.

Almeno così i bambini non perderanno la pratica con la lingua italiana. E vi dirò di più! Essendo questo bimbo di Parma, Leo ha persino abbandonato la famosa “c” strascicata del romano sentendo parlare lui!

In casa parliamo in italiano. Abbiamo provato a parlare in inglese, ma Leo non ne vuole sapere:

“A casa e tra italiani si parla italiano, mamma!”

Se il fattore lingua era stato un ostacolo momentaneo, la nostalgia era ed è tuttora un’emozione con cui convivere.

Leonardo è molto attaccato alla sua casa italiana, ai nonni, al cuginetto e agli amichetti.

Il bagaglio emozionale costruito nei primi anni di vita è radicato e profondamente vivo in lui.

Qualche mese fa, quando lo mettevamo a letto la sera, piangeva sconsolato perché gli mancava l’Italia.

Il suo pianto era così consapevole e struggente che rimanevo disarmata. Mi piangeva il cuore a vederlo così, ma non potevo farmi vedere in lacrime da lui (me le sono asciugate di nascosto!)

Dovevo essere la sua forza e dargli quelle risposte rassicuranti che ci si aspettano dai genitori.

Eh! Facile a dirsi. Lì per lì mi è preso un attimo di panico genitoriale. Ero del tutto impreparata.

Come potevo essere all’altezza della situazione? Consolare mio figlio con parole credibili? Alla fine, quello che conta è stare loro vicino ed ascoltarli.

Abbiamo cominciato a riflettere sul fatto che la vita in America gli ha regalato tanti altri amichetti speciali.

Quindi, abbiamo “scoperto” che questa esperienza lo ha arricchito di altre persone cui è legato ed è contento di aver conosciuto.

La parte riguardo ai nuovi amichetti americani ha funzionato, tuttavia

“Con la nostalgia degli affetti italiani bisogna conviverci… Tutti!”

Aurora e Leonardo

Tuttora cerchiamo di alleviare la lontananza videochiamando spesso i nonni e gli amichetti italiani.

Una volta Leo ha trascorso un pomeriggio intero con la sua prediletta Aurora grazie a whatsapp.

Hanno giocato a distanza… Sono capaci anche di questo! Sono davvero sorprendenti e pieni di risorse, non credete anche voi?

A voi come è andata con i vostri figli dopo il trasferimento? Come avete affrontato le crisi dovute al cambiamento, dalla lingua alla nuova casa?

Scrivetemi della vostra esperienza, sarò lieta di raccogliere tutte le vostre testimonianze e pubblicarle.

Sarebbe un bel modo per confrontarsi ed essere di ispirazione e sostegno per altri genitori che si apprestano a vivere una situazione del genere o che la stanno vivendo.

Grazie per aver letto questo post, lasciate pure un commento, anche per dire ciao 🙂

Alla prossima,

Arianna

VITA DA EXPAT: DIVISI TRA DUE PAESI

Salve a tutti! Come ho già scritto nel post Chi sono”, molte delle persone che conosco hanno preso la decisione di trasferirsi in un altro paese conducendo, così, una vita da “expat”, ovvero espatriati.

L’idea di trasferirsi in un paese che consenta condizioni di vita più agiate è inebriante. Chi non desidera stare meglio? C’è un rovescio della medaglia? Ovviamente ci sono i pro e i contro.

Una cosa è certa: se il trasferimento da una parte dà, dall’altra toglie. La qualità della vita migliora, ma gli affetti restano in patria. Non si può avere tutto! Prendere la decisione di fare questo salto richiede coraggio e forza di spirito.

Veduta del centro storico di Roma

Per quanto riguarda noi il cambiamento è avvenuto in un momento delicato e difficile della nostra vita. Io avevo perso il lavoro e con un bambino piccolo era quasi impossibile trovare un altro impiego.

Infine, avevo trovato un lavoro part-time come grafica, ma ho dovuto abbandonarlo dopo pochi mesi. La retribuzione era bassa e in nero; il posto di lavoro era talmente distante dalla mia zona che un terzo della paga andava via in carburante per l’auto.

In più avevo rottamato la macchina per contenere le spese e quindi usavo quella di mia mamma, che tutte le mattine veniva da me per stare con Leonardo.

Il trasferimento finalizzato ad una qualità di vita migliore ci ha elettrizzato e l’occasione per attuarlo si è presentata proprio al momento giusto.

La novità era grande: la casa nuova, la cittadina tutta da scoprire, i negozi giganteschi. Inoltre, siamo arrivati negli Stati Uniti in estate, per cui Leo ed io trascorrevamo le giornate in piscina. Durante i fine settimana anche Cristian si godeva la piscina. Insomma, una vera e propria vacanza.

Poi abbiamo preso la patente, iscritto Leo a scuola, comprato le automobili e iniziato a pieno ritmo la nuova vita americana.

Ad Hickory tutto scorre molto più lentamente. Cristian torna a pranzo a casa. Ci impiega 10 minuti per andare/tornare dal lavoro, 15 se c’è traffico. Ritmi inimmaginabili a Roma.

Ricordo ancora le parole dell’amico Gianmarco che ci disse che i primi sei mesi all’estero sarebbero stati eccitanti per la novità, ma poi la nostalgia si sarebbe fatta sentire.

In America siamo rinati! A Natale siamo tornati per le vacanze in Italia. A Pasqua sono venuti a trovarci i genitori di Cristian, in estate siamo tornati di nuovo in Italia. Insomma, non abbiamo proprio avuto il tempo materiale per provare nostalgia.

L’abbiamo cominciata a sentire dopo un anno e mezzo. Nostalgia di amici, genitori, cibo, abitudini. Invece, le cose negative dell’Italia non ci mancano affatto! ^_^

C’è da dire che ad ogni rientro in patria si fa sempre più evidente la differenza tra Hickory e Roma. Anche l’America ha i suoi problemi, ma Roma, caput mundi, “bella bella in  modo assurdo” è diventata davvero invivibile!

Io che mi abbevero ad una fontana a Villa Borghese, Roma

Naturalmente, le grandi metropoli americane non sono tranquille come Hickory, che è una cittadina di provincia. Per quanto io dica che siamo finiti nel bel mezzo del nulla, la qualità della nostra vita è decisamente migliorata.

Il punto è che ogni rientro a Roma è sempre traumatico. Ogni volta speriamo in qualche miglioramento generale dell’Italia e della mentalità delle persone, ma le nostre aspettative vengono puntualmente deluse.

La gente è incattivita, frustrata, maleducata e lo dimostra ampiamente alla guida, durante le file presso gli uffici e nei negozi. Questo è uno dei motivi per cui la nostalgia si smorza e parecchio anche.

Vi confesso che, abituata ad Hickory e alla tranquillità dei suoi cittadini, mi sento un pesce fuor d’acqua quando rientro per le vacanze. Infatti, dopo un paio di giorni a Roma comincio a dare di matto. In media due giorni è il lasso di tempo che impiego a perdere la calma Hickorense.

Tuttavia, pur stando proprio bene in America, ci manca un pezzetto dell’Italia. La sensazione più strana in tutto questo andirivieni tra USA e Italia è quella di non appartenenza e alienazione. Ci capita di non sentirci a “casa” né qua, né là. 

Espatriare significa venire in contatto con una cultura diversa dalla propria e non è facile adattarsi né ai ritmi né alla mentalità di un popolo altro. Questo è uno dei motivi per cui spesso ci si sente “soli” e in qualche modo incompresi.

Cristian ed io abbiamo dovuto contare solo su noi stessi e sostenerci passo passo, perché non avevamo nessuno a cui appoggiarci in USA. Eravamo solamente noi due.

Grazie a quest’esperienza formativa non solo il nostro legame si è rafforzato, ma siamo maturati come individui. Ci siamo messi alla prova e siamo molto soddisfatti di come l’abbiamo affrontata. Comunque, conoscere altre culture, vivere altre realtà arricchisce e apre la mente.

A voi come è andata? Come vi siete adattati al nuovo stile di vita? Raccontatemi della vostra esperienza di expat. Scrivetemi all’indirizzo arianna@hiamari.com oppure lasciate il vostro commento qui sotto.

Mi piacerebbe raccogliere le vostre testimonianze per esserci di supporto l’un l’altro e condividere sensazioni ed esperienze di vita in altri paesi.

Di seguito vi riporto la testimonianza di expat di Andrea, il fratello di un mio cugino acquisito trasferitosi in Portogallo:

Lisbona, centro storico, veduta dal porto

“Ciao mi chiamo Andrea e insieme a mia moglie Nidia circa 1 anno e mezzo fa, abbiamo deciso, dopo averci riflettuto a lungo, di trasferirci all estero, precisamente a Lisbona!

Ormai erano un po’ di anni che frequentavo il Portogallo, per via delle origini di mia moglie e visto che la situazione in Italia non era delle più rosee, pur avendo un lavoro io e un lavoro lei, abbiamo preso la decisione di cambiare vita drasticamente!

All’inizio era come se fossimo in vacanza e di difetti non ne vedevo tanti. Poi, andando avanti e conoscendo le abitudini del luogo ho incominciato a sentirmi diverso nei modi di pensare e di vivere la vita di tutti i giorni.

Abituato ai ritmi di Roma, qui la cosa più fastidiosa è la lentezza nel fare tutto, dall’andare a fare la spesa a guidare e a svolgere le varie cose di tutti i giorni. Ovviamente ci sono i pro e sono molti.

È una Nazione stupenda che si affaccia sull’oceano Atlantico, è un paese tranquillo. Il Portoghese se può aiutarti si fa in 4 per te. Il costo della vita è molto più basso che in Italia e c’è pochissima criminalità.

Il Paese è in un periodo di grande sviluppo e questa cosa si riflette molto sulla città, dall’apertura di nuovi locali a migliorie a livello urbanistico e questo ha fatto sì che la nostra scelta di expat fosse sempre più convinta!

Una cosa che ripeto sempre ad amici, che in Italia vivono momenti difficili a livello lavorativo o di altro genere, è di avere il coraggio di cambiare, anche trasferendosi in un’altro paese!

Noi l’abbiamo fatto e questa scelta è stata la migliore che potevamo prendere!

Andrea e Nidia hanno aperto il gruppo Facebook “Italiani in Portogallo” per fornire informazioni rilevanti sul paese e promuovere la condivisione di informazioni tra connazionali. Vi invito a visitarlo e a seguirlo, soprattutto per quelli di voi che hanno intenzione di trasferirsi in Portogallo.


Ho ricevuto una e-mail da Valeria, una mia ex collega che si è trasferita a Cipro nel 2012, sempre per motivi di lavoro. Ecco anche la sua preziosa testimonianza:

“Sono passati sei anni, ma la vita in Italia non ci manca, anche perché siamo vicini e ci torniamo spesso.
Vista da expat l’Italia ha un altro sapore, un gusto un po’ amaro di un Paese che ha tantissimo e che è stato, ahimè, smantellato nel corso degli ultimi 30/40 anni.
Cipro è un’isola tranquilla, ci sono mare e sole, poche tasse, tanti russi e poco più.
Qui basta poco per vivere tranquilli, che poi in realtà la tranquillità è mediamente ciò che una famiglia cerca.
Cipro, chiesa Cristiana
Mancano però altre cose e allora ti accorgi quale ricchezza abbiamo in Italia. Prima di tutto il cibo! La cucina buona come quella italiana non si trova da nessun’altra parte nel mondo.
Mi manca quella fantastica sensazione di poter entrare in un qualsiasi ristorante e chiedermi: chissà che menù hanno qui? Che cucineranno?
A Cipro la domanda non si pone perché ovunque vai troverai più o meno le stesse cose. La cucina cipriota ha i suoi piatti che si ripetono in ogni taverna.
Allora capisci che la creatività che hanno gli italiani in giro nel mondo non c’è.
È la stessa creatività che hanno nel design di moda, arredamento, auto e motori che all’estero tutti vogliono copiarci.
Noi italiani siamo mediamente più fantasiosi e abbiamo molta inventiva e questo si vede in ogni campo. Mi manca molto il teatro, il cinema e la tv di genere italiana.
In Italia è anche molto bello viaggiare, anche perché la linea ferroviaria ad alta velocità non si trova da nessun’altra parte.
In Europa c’è il TGV che è paragonabile al Freccia rossa ma fa tratte internazionali. Roma ‘caput mundi’, certo, e i paesaggi sono belli un po’ ovunque da Nord a Sud.
Quello che ho notato da expat e viaggiando molto è che noi italiani non apprezziamo il nostro Bel Paese e così facendo ci rendiamo forse un po’ colpevoli del suo declino.
Mi stupisce vedere come gli stranieri apprezzino molto il nostro paese, soprattutto per il Made in Italy che tutti ci copiano.”

Cari lettori, che dire? Mi sale un po’ di amarezza nel leggere delle esperienze di altri expat italiani, perché l’Italia è davvero un paese meraviglioso, che potrebbe vivere di solo turismo!
Purtroppo le cose stanno come sappiamo tutti noi italiani e questo è il motivo principale per cui tanti di noi hanno deciso di andare a vivere in paesi dove si sta meglio.
La speranza di una ripresa di questa “Povera Italia”, per citare Franco Battiato, non mi abbandona mai e chissà… Magari un giorno ce la faremo!
Se anche voi volete raccontare la vostra storia scrivetemi una e-mail a questo indirizzo: arianna@hiamari.com oppure lasciate un commento qua sotto. Vi leggerò molto volentieri ^_^
 A presto,

Arianna

 

FESTE TRADIZIONALI AMERICANE

English version

Sapete una cosa? Appena sono arrivata negli USA ho pensato che sarebbe stata una grande occasione per visitare più America possibile. Abbiamo fatto molti piani per visitare tanti luoghi.

Tra le grandi mete che dobbiamo ancora raggiungere ci sono sicuramente i parchi nazionali, il tour della California da San Francisco a San Diego, il Nord America con i grandi laghi e le cascate del Niagara.

Per ora abbiamo fatto solo gite di qualche giorno a New York, Washington DC, Charleston (Carolina del Sud), Miami Beach (Florida) e Atlanta.

Sapete che gli americani fanno cadere le loro festività di venerdì o lunedì, così possono attaccarci il fine settimana? Molto astuto! Non a caso abbiamo svolto le nostre gite brevi durante le feste federali americane.

Ovviamente ci sono delle festività comandate come Natale, Capodanno, il 4 Luglio e la Giornata dei Veterani. Ma vediamo insieme quali sono le feste di questo paese e il loro significato.

LABOUR DAY (la festa del lavoro)

Il Labour Day cade sempre il primo lunedì di settembre. È anche nota come il fine settimana lungo della Festa del Lavoro, che segna la fine non ufficiale dell’estate.

In questa ricorrenza si onora il Movimento Operaio Americano e con esso tutta la forza lavoro che ha contribuito alle leggi sul lavoro, alla crescita e alla prosperità di questo paese.

New York, 8 maggio 1882. Peter J. McGuire, allora Vice Presidente della Federazione Americana del Lavoro, propone all’Unione Centrale del Lavoro di fissare una giornata di vacanza per la classe lavoratrice.

È stato scelto il primo lunedì di settembre in quanto data ottimale per via del clima e perché cade a metà strada tra la festività del 4 Luglio e il Ringraziamento.

Ad aprire la giornata una parata a dimostrazione della solidarietà e della forza del lavoro organizzato e a seguire un picnic in cui i sindacati raccolgono fondi con la vendita dei biglietti.

Labour Day VS Primo Maggio.

Nel 1885 la Federazione Americana del Lavoro si riunisce per elaborare la proposta di accorciare la giornata lavorativa a 8 ore. Il giorno proposto per l’entrata in vigore della delibera è fissato per il 1° maggio 1886.

La data del 1° maggio è ispirata da un’antica festa popolare europea conosciuta come May Day, che in seguito diventa la Giornata Internazionale dei Lavoratori.

Per cui si è pensato a questa data come alternativa per celebrare la giornata del lavoro.

Durante i negoziati viene riconosciuto il diritto ad un’azione coordinata di sciopero per l’approvazione della richiesta. Lo sciopero è fissato per il 1° maggio.

Il 4 maggio 1886 ad Haymarket Square, Chicago, ha luogo una manifestazione pacifica a sostegno dei lavoratori in sciopero per il diritto alla giornata lavorativa abbreviata e come reazione all’uccisione di alcuni lavoratori per mano della polizia avvenuta il giorno prima.

Scena della rivolta di Haymarket Square, Chicago

Purtroppo questa dimostrazione finisce in tragedia: uno sconosciuto lancia una bomba contro la polizia uccidendo un poliziotto. Nel caos molti civili e poliziotti muoiono a causa di fuoco amico.

Questo episodio, nell’immaginario collettivo, è all’origine della figura dell’ “anarchico bombarolo”.

Nel dibattito per stabilire la data in cui celebrare la Festa del Lavoro, il 1° maggio ha assunto, quindi, una connotazione negativa, per la vicinanza al “Massacro di Haymarket”. Non si voleva che il 1° maggio diventasse la commemorazione dell’ “Affare Haymarket”.

Perciò, nel 1894 gli Stati Uniti adottano ufficialmente la data di settembre come festa federale del lavoro.

COLUMBUS DAY (la giornata di Cristoforo Colombo)

Il Columbus Day è una festività celebrata in molti paesi delle Americhe e commemora l’anniversario della scoperta dell’America, quando Cristoforo Colombo, navigatore ed esploratore originario della Repubblica di Genova, sbarcò nel Nuovo Mondo il 12 ottobre 1492.

Negli Stati Uniti il Columbus Day cade nel secondo lunedì del mese di ottobre.

Noto come:

Día de las Culturas in Costa Rica

Discovery Day nelle Bahamas

Día de la Resistenza Indígena in Venezuela, Nicaragua

Día de las Americas in Belize e Uruguay

Día de la Interculturalidad in Ecuador

Día de la Liberación, de la Identidad y de la Interculturalidad in Bolivia

Día del Encuentro de Dos Mundos in Cile

Día del Respeto a la Diversidad Cultural in Argentina

Día de la Raza in Honduras e in Messico (dove diventa Día de la Raza Iberoamericana)

Día de los Pueblos Originarios y del Diálogo Intercultural in Perù

Día de la Identidad y Diversidad Cultural o Día del Encuentro entre dos Culturas nella Repubblica Domenicana

Día de la Hispanidad a El Salvador e in Spagna (dove coincide con la festività religiosa de la Virgen del Pilar)

Giornata Nazionale di Cristoforo Colombo in Italia

Si noti che la denominazione Día de la Raza non viene accettata da tutti i paesi sudamericani perché con “Raza” si intende la sola razza spagnola escludendo gli indigeni, gli afro-caraibici e i meticci. Infatti, questa festa era volta a celebrare l’influenza ispanica nell’America Latina.

Come si evince dai diversi nomi attribuiti a questa festività dai paesi latini, questa giornata viene celebrata dagli attivisti indigeni di tutto il Sud America come contraltare al Columbus Day del Nord America, ovvero come una celebrazione delle razze e culture native e la loro resistenza all’arrivo degli europei nelle Americhe.

VETERANS DAY (la giornata dei veterani)

Fort George Wright Veterans Cemetery

Questa festività si celebra ogni anno l’11 novembre, è una data fissa. Onora i veterani militari che hanno servito gli Stati Uniti nelle forze armate durante la prima guerra mondiale.

Formalmente la prima guerra mondiale terminò l’11esimo giorno dell’11esimo mese alle ore 11 dell’anno 1918, quando l’armistizio con la Germania divenne effettivo.

Inizialmente gli americani festeggiavano la Giornata dell’Armistizio, che nel 1954 venne rinominata Giornata dei Veterani.

THANKSGIVING DAY (il giorno del ringraziamento)

Il giorno del Ringraziamento si celebra il quarto giovedì di novembre. Inizialmente era un giorno in cui si rendeva grazie per la benedizione della messe ricevuta durante l’anno trascorso.

Ricordiamo la storia di questa festività perché ha dei risvolti controversi, proprio come il Columbus Day.

Il 6 settembre 1620, i Padri Pellegrini (102 pionieri tra uomini, donne e bambini), salparono da Plymouth, Inghilterra, a bordo della Mayflower. Erano perseguitati in patria per aver aderito ad un Cristianesimo rigorosamente calvinista.

“Mayflower e porzh-mor Aberplymm” gant William Halsall, 1882

Due parole sul calvinismo:

Il calvinismo, a differenza del cattolicesimo, sostiene la presenza esclusivamente spirituale di Cristo nell’Eucarestia e il principio regolatore del culto.

Il principio regolatore del culto sostiene che il culto che l’uomo rivolge a Dio deve seguire solo ed esclusivamente ciò che Dio stesso prescrive nelle Sacre Scritture:

  • Quello che non comandano le Sacre Scritture è proibito.
  • Quello che non è proibito dalle Sacre Scritture è concesso.

Quando i Padri Pellegrini toccarono le sponde del Massachusetts l’inverno era alle porte. Molti di loro non riuscirono a sopravvivere al lungo viaggio.

Avevano portato con sé i semi per dar vita a nuove coltivazioni, ma trovarono un territorio inospitale e selvatico, abitato dai nativi americani. A causa del clima rigido il raccolto non era sufficiente per sfamare tutta la comunità e molti di loro non superarono l’inverno.

Per loro fortuna i nativi americani giunsero in loro soccorso indicando ai Padri Pellegrini quali animali allevare (tacchini) e quali prodotti coltivare (granturco). In questo modo la nuova colonia fu in grado di sopravvivere e prosperare. Tutto grazie ai nativi americani.

Per rendere grazie a Dio per l’abbondanza del primo raccolto, i coloni fecero una festa a cui invitarono anche i nativi americani che li avevano aiutati.

Nel giugno del 1676 un proclama ufficiale del Massachusetts indisse un giorno di festa per ringraziare Dio della prosperità di cui godeva la comunità e celebrare la vittoria contro gli indigeni paganiProprio quegli stessi indigeni pagani che avevano reso possibile tutto questo.

La tradizione culinaria del giorno del ringraziamento porta in tavola proprio quei cibi che i Padri Pellegrini coltivarono ed allevarono: il tacchino accompagnato dalla salsa di cranberries (mirtilli rossi) e salsa gravy, le pannocchie, il purea di patate e la torta alla zucca.

MEMORIAL DAY (il giorno della memoria)

Il Memorial Day Decoration Day (il giorno della decorazione) commemora tutte le persone che sono morte servendo l’America nelle forze armate. Si festeggia l’ultimo lunedì di maggio e segna l’inizio non ufficiale delle vacanze estive.

Dovete sapere che negli Stati Uniti le scuole finiscono alla fine di maggio e iniziano alla fine di agosto (almeno qua al sud). Il periodo scolastico slitta di circa una mesata indietro rispetto all’Italia.

Molte persone si recano nei cimiteri per omaggiare i loro cari caduti in guerra e dei volontari decorano con fiori e bandiera americana le tombe dei militari.

La pratica di decorare le tombe con fiori e bandiera è un antico costume che risale al periodo della Guerra di Secessione (combattuta tra il 1861 e il 1865), nota anche come Guerra Civile Americana per l’abolizione della schiavitù.

William Tecumseh Sherman, Generale delle Forze armate Americane durante la Guerra Civile

INDEPENDENCE DAY O 4 LUGLIO (il giorno dell’indipendenza o 4 luglio)

L’Independence Day celebra l’adozione della Dichiarazione di Indipendenza avvenuta il 4 luglio 1776. Con questo atto le 13 colonie americane si separarono dal governo della Gran Bretagna.

Dichiarazione di Indipendenza Americana

Dichiarazione di Indipendenza

Un po’ di storia

In realtà il distaccamento delle colonie avvenne il 2 luglio 1776. In quel giorno il Congresso votò per l’indipendenza. Dopodiché si redasse la Dichiarazione di Indipendenza ad opera principalmente di Thomas Jefferson. Il 4 luglio il documento fu approvato.

I festeggiamenti del 4 luglio prevedono parate durante la mattinata, picnic e barbecue, partite di baseball, discorsi politici e fuochi di artificio alla sera.

CONCLUSIONI

Grazie a questo post mi sono documentata sulle feste e tradizioni americane per potervele raccontare ^_^

Sono contenta di averlo fatto, perché credo sia importante conoscere le tradizioni di altri paesi, soprattutto se è il paese in cui ti sei trasferito con la tua famiglia. Ogni paese ha la propria cultura dettata dalla storia che ha vissuto e ne ha segnato il percorso fino ad oggi.

Conoscere altre culture apre la mente e permettere di comprendere un popolo diverso dal proprio; è un processo di arricchimento personale e di crescita.

La diversità è una ricchezza, che va abbracciata e accolta come tale, sempre.

A presto,

Arianna

UNA GIORNATA A BLOWING ROCK, NC

English version

Ormai siamo in piena estate e qui ad Hickory fa davvero troppo caldo per mettere il naso fuori di casa.

Siccome Cristian aveva bisogno di rinnovare il suo guardaroba estivo del lavoro e anche di un bel vestito per festeggiare i suoi 40 anni, abbiamo deciso di andare a Blowing Rock, ridente cittadina di montagna a meno di un’ora da Hickory.

Municipio di Blowing Rock

Siamo andati al centro commerciale Tanger Outlets, che ci hanno fatto conoscere un collega di Cristian e sua moglie due estati fa! Lì abbiamo assaggiato per la prima volta il gelato di Kilwin’s, una catena di deliziose leccornie tra gelati, mele candite, cioccolatini di ogni foggia e mille ingredienti differenti. Molto gustoso, devo dire!

Anche domenica ci siamo mangiati il cono di Kilwin’s. Il negozio è il paese dei balocchi per i golosi. È talmente pieno di cose buone che metti su due chili solo a sentirne l’odore… E scommetto che hanno un sofisticato sistema per diffondere lo zucchero a velo fuori dal negozio così da attrarre più clienti.

Nella lotta per il gelato ho vinto io… Ho mangiato mezzo cono al cioccolato e un po’ di quello alla fragola che ha lasciato Leo AHAHA!

Blowing Rock è un bel posticino da visitare quando fa troppo caldo, perché lì è sempre fresco e il panorama delle montagne è da togliere il fiato.

C’era talmente tanta gente che non siamo riusciti a trovare subito un parcheggio, ma alla fine siamo riusciti a parcheggiare all’ombra di un albero… Che fortuna :)!

A Blowing Rock c’è un famoso parco avventura per famiglie: il “Tweetsie Railroad”! Ci sono anche altre attrazioni che potete trovare qui. La prossima volta andremo  visitare questo parco così potrò raccontarvi di più in merito… Non vedo l’ora ^_^!

Via Tweetsie.com

Durante l’inverno Blowing Rock è una meta sciistica molto rinomata, lo scenario è molto caratteristico con tutti quei tetti spioventi che occhieggiano di qua e di là… Ci ha vagamente ricordato i paesini delle Dolomiti.

Le strade sono citatissime e il centro pullula di negozietti tipici. Nel parco della città, il Memorial Park, una banda suonava le canzoni americane di un tempo come “Somewhere over the rainbow”, “Moon River” e “Can’t take my eyes off you”. Passeggiare con quel sottofondo per le vie del centro era davvero magico.

mentre Cristian spingeva Leo sull’altalena nel parco io sono andata a passeggiare. era tutto in fiore, l’aria era fresca e le persone sedevano nel parco ad ascoltare la musica, qualcuno ballava persino sulle note della banda… Sembrava di stare in un film!

Dato che la festa del 4 Luglio era appena passata, c’erano ancora le decorazioni patriottiche sparse per tutta la cittadina. I coriandoli e i brillantini per le strade raccontavano della parata avvenuta il mercoledì prima.

È stata davvero una piacevole giornata… Dobbiamo ricordarci di Blowing Rock più spesso ^_^!

Vi lascio con questa galleria di foto scattate domenica scorsa. A presto,

Arianna
Galleria fotografica:

(Clicca sulle frecce per vedere le immagini)

A DAY IN BLOWING ROCK, NC

Versione italiana

Now it’s full Summer and Hickory is really too hot to stay outside these days.

Plus my husband needed to buy some clothes for work and something nice for his 40th birthday celebration. So we decided to go to visit Blowing Rock, a nice town on the mountains.

Blowing Rock Town Hall

There is a mall called Tanger Outlets. We’ve been there two years ago with a colleague of Cristian and his wife. It was summer that time too. We tasted Kilwin’s ice-cream for the first time. Yummy!

Fight for ice creams ^_^! I won… Ate half chocolate and what Leo left of strawberry’s cone LOL!

We had two cones from Kilwin’s too, yesterday. That shop is really something. It is so full of goodies that you feel two pounds more on just sniffing the sweet smell… I bet they have some kind of system to spread out the sugar powder to attract clients, they must have!

Blowing Rock is a nice place to cool down when it’s that hot outside, and the view of the mountains is simply stunning. It’s less than an hour from Hickory.

When we arrived the parking lot was completely full, but at the end we found spot under a tree… 🙂

In Winter time people come to Blowing Rock to ski. The landscape is very peculiar with all those sloping roofs… It reminded us of Italian Dolomites. The streets are very well-kept and the center is full of characteristic shops.

Blowing Rock is also known for its amazing family theme park adventure: Tweetsie Railroad! There are many more attractions in this charming town; you can find ’em here. Next time we’ll visit the park, so I can tell you more about it, I look forward ^_^!

Via Tweetsie.com

There was a band playing in Memorial Park. It was charming strolling along downtown with a music background. They were playing the big classics such as “Somewhere over the rainbow”, “Moon River” and “Can’t take my eyes off you”.

While Cristian was pushing Leo on the swing in the playground of the Park, I took a walk. It was all in bloom, the air was fresh, people were set in the park enjoying the music, some were dancing… It seemed to be in a movie!

Since we were still close to the festivity of 4th of July, there were American flags everywhere! There’s been a parade on Wednesday and there were still confetti and spangles along the sidewalks telling about it.

It has been a very pleasant day! We have to keep Blowing Rock in mind more often 🙂

I leave you with this gallery of images taken on Sunday. If you have also been to Blowing Rock tell us about your trip in the comments below. See you soon

Arianna
Photo Gallery:

(Click on the arrows to see the pictures)