VITA DA EXPAT: DIVISI TRA DUE PAESI

Salve a tutti! Come ho già scritto nel post Chi sono”, molte delle persone che conosco hanno preso la decisione di trasferirsi in un altro paese conducendo, così, una vita da “expat”, ovvero espatriati.

L’idea di trasferirsi in un paese che consenta condizioni di vita più agiate è inebriante. Chi non desidera stare meglio? C’è un rovescio della medaglia? Ovviamente ci sono i pro e i contro.

Una cosa è certa: se il trasferimento da una parte dà, dall’altra toglie. La qualità della vita migliora, ma gli affetti restano in patria. Non si può avere tutto! Prendere la decisione di fare questo salto richiede coraggio e forza di spirito.

Veduta del centro storico di Roma

Per quanto riguarda noi il cambiamento è avvenuto in un momento delicato e difficile della nostra vita. Io avevo perso il lavoro e con un bambino piccolo era quasi impossibile trovare un altro impiego.

Infine, avevo trovato un lavoro part-time come grafica, ma ho dovuto abbandonarlo dopo pochi mesi. La retribuzione era bassa e in nero; il posto di lavoro era talmente distante dalla mia zona che un terzo della paga andava via in carburante per l’auto.

In più avevo rottamato la macchina per contenere le spese e quindi usavo quella di mia mamma, che tutte le mattine veniva da me per stare con Leonardo.

Il trasferimento finalizzato ad una qualità di vita migliore ci ha elettrizzato e l’occasione per attuarlo si è presentata proprio al momento giusto.

La novità era grande: la casa nuova, la cittadina tutta da scoprire, i negozi giganteschi. Inoltre, siamo arrivati negli Stati Uniti in estate, per cui Leo ed io trascorrevamo le giornate in piscina. Durante i fine settimana anche Cristian si godeva la piscina. Insomma, una vera e propria vacanza.

Poi abbiamo preso la patente, iscritto Leo a scuola, comprato le automobili e iniziato a pieno ritmo la nuova vita americana.

Ad Hickory tutto scorre molto più lentamente. Cristian torna a pranzo a casa. Ci impiega 10 minuti per andare/tornare dal lavoro, 15 se c’è traffico. Ritmi inimmaginabili a Roma.

Ricordo ancora le parole dell’amico Gianmarco che ci disse che i primi sei mesi all’estero sarebbero stati eccitanti per la novità, ma poi la nostalgia si sarebbe fatta sentire.

In America siamo rinati! A Natale siamo tornati per le vacanze in Italia. A Pasqua sono venuti a trovarci i genitori di Cristian, in estate siamo tornati di nuovo in Italia. Insomma, non abbiamo proprio avuto il tempo materiale per provare nostalgia.

L’abbiamo cominciata a sentire dopo un anno e mezzo. Nostalgia di amici, genitori, cibo, abitudini. Invece, le cose negative dell’Italia non ci mancano affatto! ^_^

C’è da dire che ad ogni rientro in patria si fa sempre più evidente la differenza tra Hickory e Roma. Anche l’America ha i suoi problemi, ma Roma, caput mundi, “bella bella in  modo assurdo” è diventata davvero invivibile!

Io che mi abbevero ad una fontana a Villa Borghese, Roma

Naturalmente, le grandi metropoli americane non sono tranquille come Hickory, che è una cittadina di provincia. Per quanto io dica che siamo finiti nel bel mezzo del nulla, la qualità della nostra vita è decisamente migliorata.

Il punto è che ogni rientro a Roma è sempre traumatico. Ogni volta speriamo in qualche miglioramento generale dell’Italia e della mentalità delle persone, ma le nostre aspettative vengono puntualmente deluse.

La gente è incattivita, frustrata, maleducata e lo dimostra ampiamente alla guida, durante le file presso gli uffici e nei negozi. Questo è uno dei motivi per cui la nostalgia si smorza e parecchio anche.

Vi confesso che, abituata ad Hickory e alla tranquillità dei suoi cittadini, mi sento un pesce fuor d’acqua quando rientro per le vacanze. Infatti, dopo un paio di giorni a Roma comincio a dare di matto. In media due giorni è il lasso di tempo che impiego a perdere la calma Hickorense.

Tuttavia, pur stando proprio bene in America, ci manca un pezzetto dell’Italia. La sensazione più strana in tutto questo andirivieni tra USA e Italia è quella di non appartenenza e alienazione. Ci capita di non sentirci a “casa” né qua, né là. 

Espatriare significa venire in contatto con una cultura diversa dalla propria e non è facile adattarsi né ai ritmi né alla mentalità di un popolo altro. Questo è uno dei motivi per cui spesso ci si sente “soli” e in qualche modo incompresi.

Cristian ed io abbiamo dovuto contare solo su noi stessi e sostenerci passo passo, perché non avevamo nessuno a cui appoggiarci in USA. Eravamo solamente noi due.

Grazie a quest’esperienza formativa non solo il nostro legame si è rafforzato, ma siamo maturati come individui. Ci siamo messi alla prova e siamo molto soddisfatti di come l’abbiamo affrontata. Comunque, conoscere altre culture, vivere altre realtà arricchisce e apre la mente.

A voi come è andata? Come vi siete adattati al nuovo stile di vita? Raccontatemi della vostra esperienza di expat. Scrivetemi all’indirizzo [email protected] oppure lasciate il vostro commento qui sotto.

Mi piacerebbe raccogliere le vostre testimonianze per esserci di supporto l’un l’altro e condividere sensazioni ed esperienze di vita in altri paesi.

Di seguito vi riporto la testimonianza di expat di Andrea, il fratello di un mio cugino acquisito trasferitosi in Portogallo:

Lisbona, centro storico, veduta dal porto

“Ciao mi chiamo Andrea e insieme a mia moglie Nidia circa 1 anno e mezzo fa, abbiamo deciso, dopo averci riflettuto a lungo, di trasferirci all estero, precisamente a Lisbona!

Ormai erano un po’ di anni che frequentavo il Portogallo, per via delle origini di mia moglie e visto che la situazione in Italia non era delle più rosee, pur avendo un lavoro io e un lavoro lei, abbiamo preso la decisione di cambiare vita drasticamente!

All’inizio era come se fossimo in vacanza e di difetti non ne vedevo tanti. Poi, andando avanti e conoscendo le abitudini del luogo ho incominciato a sentirmi diverso nei modi di pensare e di vivere la vita di tutti i giorni.

Abituato ai ritmi di Roma, qui la cosa più fastidiosa è la lentezza nel fare tutto, dall’andare a fare la spesa a guidare e a svolgere le varie cose di tutti i giorni. Ovviamente ci sono i pro e sono molti.

È una Nazione stupenda che si affaccia sull’oceano Atlantico, è un paese tranquillo. Il Portoghese se può aiutarti si fa in 4 per te. Il costo della vita è molto più basso che in Italia e c’è pochissima criminalità.

Il Paese è in un periodo di grande sviluppo e questa cosa si riflette molto sulla città, dall’apertura di nuovi locali a migliorie a livello urbanistico e questo ha fatto sì che la nostra scelta di expat fosse sempre più convinta!

Una cosa che ripeto sempre ad amici, che in Italia vivono momenti difficili a livello lavorativo o di altro genere, è di avere il coraggio di cambiare, anche trasferendosi in un’altro paese!

Noi l’abbiamo fatto e questa scelta è stata la migliore che potevamo prendere!

Andrea e Nidia hanno aperto il gruppo Facebook “Italiani in Portogallo” per fornire informazioni rilevanti sul paese e promuovere la condivisione di informazioni tra connazionali. Vi invito a visitarlo e a seguirlo, soprattutto per quelli di voi che hanno intenzione di trasferirsi in Portogallo.


Ho ricevuto una e-mail da Valeria, una mia ex collega che si è trasferita a Cipro nel 2012, sempre per motivi di lavoro. Ecco anche la sua preziosa testimonianza:

“Sono passati sei anni, ma la vita in Italia non ci manca, anche perché siamo vicini e ci torniamo spesso.
Vista da expat l’Italia ha un altro sapore, un gusto un po’ amaro di un Paese che ha tantissimo e che è stato, ahimè, smantellato nel corso degli ultimi 30/40 anni.
Cipro è un’isola tranquilla, ci sono mare e sole, poche tasse, tanti russi e poco più.
Qui basta poco per vivere tranquilli, che poi in realtà la tranquillità è mediamente ciò che una famiglia cerca.
Cipro, chiesa Cristiana
Mancano però altre cose e allora ti accorgi quale ricchezza abbiamo in Italia. Prima di tutto il cibo! La cucina buona come quella italiana non si trova da nessun’altra parte nel mondo.
Mi manca quella fantastica sensazione di poter entrare in un qualsiasi ristorante e chiedermi: chissà che menù hanno qui? Che cucineranno?
A Cipro la domanda non si pone perché ovunque vai troverai più o meno le stesse cose. La cucina cipriota ha i suoi piatti che si ripetono in ogni taverna.
Allora capisci che la creatività che hanno gli italiani in giro nel mondo non c’è.
È la stessa creatività che hanno nel design di moda, arredamento, auto e motori che all’estero tutti vogliono copiarci.
Noi italiani siamo mediamente più fantasiosi e abbiamo molta inventiva e questo si vede in ogni campo. Mi manca molto il teatro, il cinema e la tv di genere italiana.
In Italia è anche molto bello viaggiare, anche perché la linea ferroviaria ad alta velocità non si trova da nessun’altra parte.
In Europa c’è il TGV che è paragonabile al Freccia rossa ma fa tratte internazionali. Roma ‘caput mundi’, certo, e i paesaggi sono belli un po’ ovunque da Nord a Sud.
Quello che ho notato da expat e viaggiando molto è che noi italiani non apprezziamo il nostro Bel Paese e così facendo ci rendiamo forse un po’ colpevoli del suo declino.
Mi stupisce vedere come gli stranieri apprezzino molto il nostro paese, soprattutto per il Made in Italy che tutti ci copiano.”

Cari lettori, che dire? Mi sale un po’ di amarezza nel leggere delle esperienze di altri expat italiani, perché l’Italia è davvero un paese meraviglioso, che potrebbe vivere di solo turismo!
Purtroppo le cose stanno come sappiamo tutti noi italiani e questo è il motivo principale per cui tanti di noi hanno deciso di andare a vivere in paesi dove si sta meglio.
La speranza di una ripresa di questa “Povera Italia”, per citare Franco Battiato, non mi abbandona mai e chissà… Magari un giorno ce la faremo!
Se anche voi volete raccontare la vostra storia scrivetemi una e-mail a questo indirizzo: [email protected] oppure lasciate un commento qua sotto. Vi leggerò molto volentieri ^_^
 A presto,

Arianna

 

FESTE TRADIZIONALI AMERICANE

English version

Sapete una cosa? Appena sono arrivata negli USA ho pensato che sarebbe stata una grande occasione per visitare più America possibile. Abbiamo fatto molti piani per visitare tanti luoghi.

Tra le grandi mete che dobbiamo ancora raggiungere ci sono sicuramente i parchi nazionali, il tour della California da San Francisco a San Diego, il Nord America con i grandi laghi e le cascate del Niagara.

Per ora abbiamo fatto solo gite di qualche giorno a New York, Washington DC, Charleston (Carolina del Sud), Miami Beach (Florida) e Atlanta.

Sapete che gli americani fanno cadere le loro festività di venerdì o lunedì, così possono attaccarci il fine settimana? Molto astuto! Non a caso abbiamo svolto le nostre gite brevi durante le feste federali americane.

Ovviamente ci sono delle festività comandate come Natale, Capodanno, il 4 Luglio e la Giornata dei Veterani. Ma vediamo insieme quali sono le feste di questo paese e il loro significato.

LABOUR DAY (la festa del lavoro)

Il Labour Day cade sempre il primo lunedì di settembre. È anche nota come il fine settimana lungo della Festa del Lavoro, che segna la fine non ufficiale dell’estate.

In questa ricorrenza si onora il Movimento Operaio Americano e con esso tutta la forza lavoro che ha contribuito alle leggi sul lavoro, alla crescita e alla prosperità di questo paese.

New York, 8 maggio 1882. Peter J. McGuire, allora Vice Presidente della Federazione Americana del Lavoro, propone all’Unione Centrale del Lavoro di fissare una giornata di vacanza per la classe lavoratrice.

È stato scelto il primo lunedì di settembre in quanto data ottimale per via del clima e perché cade a metà strada tra la festività del 4 Luglio e il Ringraziamento.

Ad aprire la giornata una parata a dimostrazione della solidarietà e della forza del lavoro organizzato e a seguire un picnic in cui i sindacati raccolgono fondi con la vendita dei biglietti.

Labour Day VS Primo Maggio.

Nel 1885 la Federazione Americana del Lavoro si riunisce per elaborare la proposta di accorciare la giornata lavorativa a 8 ore. Il giorno proposto per l’entrata in vigore della delibera è fissato per il 1° maggio 1886.

La data del 1° maggio è ispirata da un’antica festa popolare europea conosciuta come May Day, che in seguito diventa la Giornata Internazionale dei Lavoratori.

Per cui si è pensato a questa data come alternativa per celebrare la giornata del lavoro.

Durante i negoziati viene riconosciuto il diritto ad un’azione coordinata di sciopero per l’approvazione della richiesta. Lo sciopero è fissato per il 1° maggio.

Il 4 maggio 1886 ad Haymarket Square, Chicago, ha luogo una manifestazione pacifica a sostegno dei lavoratori in sciopero per il diritto alla giornata lavorativa abbreviata e come reazione all’uccisione di alcuni lavoratori per mano della polizia avvenuta il giorno prima.

Scena della rivolta di Haymarket Square, Chicago

Purtroppo questa dimostrazione finisce in tragedia: uno sconosciuto lancia una bomba contro la polizia uccidendo un poliziotto. Nel caos molti civili e poliziotti muoiono a causa di fuoco amico.

Questo episodio, nell’immaginario collettivo, è all’origine della figura dell’ “anarchico bombarolo”.

Nel dibattito per stabilire la data in cui celebrare la Festa del Lavoro, il 1° maggio ha assunto, quindi, una connotazione negativa, per la vicinanza al “Massacro di Haymarket”. Non si voleva che il 1° maggio diventasse la commemorazione dell’ “Affare Haymarket”.

Perciò, nel 1894 gli Stati Uniti adottano ufficialmente la data di settembre come festa federale del lavoro.

COLUMBUS DAY (la giornata di Cristoforo Colombo)

Il Columbus Day è una festività celebrata in molti paesi delle Americhe e commemora l’anniversario della scoperta dell’America, quando Cristoforo Colombo, navigatore ed esploratore originario della Repubblica di Genova, sbarcò nel Nuovo Mondo il 12 ottobre 1492.

Negli Stati Uniti il Columbus Day cade nel secondo lunedì del mese di ottobre.

Noto come:

Día de las Culturas in Costa Rica

Discovery Day nelle Bahamas

Día de la Resistenza Indígena in Venezuela, Nicaragua

Día de las Americas in Belize e Uruguay

Día de la Interculturalidad in Ecuador

Día de la Liberación, de la Identidad y de la Interculturalidad in Bolivia

Día del Encuentro de Dos Mundos in Cile

Día del Respeto a la Diversidad Cultural in Argentina

Día de la Raza in Honduras e in Messico (dove diventa Día de la Raza Iberoamericana)

Día de los Pueblos Originarios y del Diálogo Intercultural in Perù

Día de la Identidad y Diversidad Cultural o Día del Encuentro entre dos Culturas nella Repubblica Domenicana

Día de la Hispanidad a El Salvador e in Spagna (dove coincide con la festività religiosa de la Virgen del Pilar)

Giornata Nazionale di Cristoforo Colombo in Italia

Si noti che la denominazione Día de la Raza non viene accettata da tutti i paesi sudamericani perché con “Raza” si intende la sola razza spagnola escludendo gli indigeni, gli afro-caraibici e i meticci. Infatti, questa festa era volta a celebrare l’influenza ispanica nell’America Latina.

Come si evince dai diversi nomi attribuiti a questa festività dai paesi latini, questa giornata viene celebrata dagli attivisti indigeni di tutto il Sud America come contraltare al Columbus Day del Nord America, ovvero come una celebrazione delle razze e culture native e la loro resistenza all’arrivo degli europei nelle Americhe.

VETERANS DAY (la giornata dei veterani)

Fort George Wright Veterans Cemetery

Questa festività si celebra ogni anno l’11 novembre, è una data fissa. Onora i veterani militari che hanno servito gli Stati Uniti nelle forze armate durante la prima guerra mondiale.

Formalmente la prima guerra mondiale terminò l’11esimo giorno dell’11esimo mese alle ore 11 dell’anno 1918, quando l’armistizio con la Germania divenne effettivo.

Inizialmente gli americani festeggiavano la Giornata dell’Armistizio, che nel 1954 venne rinominata Giornata dei Veterani.

THANKSGIVING DAY (il giorno del ringraziamento)

Il giorno del Ringraziamento si celebra il quarto giovedì di novembre. Inizialmente era un giorno in cui si rendeva grazie per la benedizione della messe ricevuta durante l’anno trascorso.

Ricordiamo la storia di questa festività perché ha dei risvolti controversi, proprio come il Columbus Day.

Il 6 settembre 1620, i Padri Pellegrini (102 pionieri tra uomini, donne e bambini), salparono da Plymouth, Inghilterra, a bordo della Mayflower. Erano perseguitati in patria per aver aderito ad un Cristianesimo rigorosamente calvinista.

“Mayflower e porzh-mor Aberplymm” gant William Halsall, 1882

Due parole sul calvinismo:

Il calvinismo, a differenza del cattolicesimo, sostiene la presenza esclusivamente spirituale di Cristo nell’Eucarestia e il principio regolatore del culto.

Il principio regolatore del culto sostiene che il culto che l’uomo rivolge a Dio deve seguire solo ed esclusivamente ciò che Dio stesso prescrive nelle Sacre Scritture:

  • Quello che non comandano le Sacre Scritture è proibito.
  • Quello che non è proibito dalle Sacre Scritture è concesso.

Quando i Padri Pellegrini toccarono le sponde del Massachusetts l’inverno era alle porte. Molti di loro non riuscirono a sopravvivere al lungo viaggio.

Avevano portato con sé i semi per dar vita a nuove coltivazioni, ma trovarono un territorio inospitale e selvatico, abitato dai nativi americani. A causa del clima rigido il raccolto non era sufficiente per sfamare tutta la comunità e molti di loro non superarono l’inverno.

Per loro fortuna i nativi americani giunsero in loro soccorso indicando ai Padri Pellegrini quali animali allevare (tacchini) e quali prodotti coltivare (granturco). In questo modo la nuova colonia fu in grado di sopravvivere e prosperare. Tutto grazie ai nativi americani.

Per rendere grazie a Dio per l’abbondanza del primo raccolto, i coloni fecero una festa a cui invitarono anche i nativi americani che li avevano aiutati.

Nel giugno del 1676 un proclama ufficiale del Massachusetts indisse un giorno di festa per ringraziare Dio della prosperità di cui godeva la comunità e celebrare la vittoria contro gli indigeni paganiProprio quegli stessi indigeni pagani che avevano reso possibile tutto questo.

La tradizione culinaria del giorno del ringraziamento porta in tavola proprio quei cibi che i Padri Pellegrini coltivarono ed allevarono: il tacchino accompagnato dalla salsa di cranberries (mirtilli rossi) e salsa gravy, le pannocchie, il purea di patate e la torta alla zucca.

MEMORIAL DAY (il giorno della memoria)

Il Memorial Day Decoration Day (il giorno della decorazione) commemora tutte le persone che sono morte servendo l’America nelle forze armate. Si festeggia l’ultimo lunedì di maggio e segna l’inizio non ufficiale delle vacanze estive.

Dovete sapere che negli Stati Uniti le scuole finiscono alla fine di maggio e iniziano alla fine di agosto (almeno qua al sud). Il periodo scolastico slitta di circa una mesata indietro rispetto all’Italia.

Molte persone si recano nei cimiteri per omaggiare i loro cari caduti in guerra e dei volontari decorano con fiori e bandiera americana le tombe dei militari.

La pratica di decorare le tombe con fiori e bandiera è un antico costume che risale al periodo della Guerra di Secessione (combattuta tra il 1861 e il 1865), nota anche come Guerra Civile Americana per l’abolizione della schiavitù.

William Tecumseh Sherman, Generale delle Forze armate Americane durante la Guerra Civile

INDEPENDENCE DAY O 4 LUGLIO (il giorno dell’indipendenza o 4 luglio)

L’Independence Day celebra l’adozione della Dichiarazione di Indipendenza avvenuta il 4 luglio 1776. Con questo atto le 13 colonie americane si separarono dal governo della Gran Bretagna.

Dichiarazione di Indipendenza Americana

Dichiarazione di Indipendenza

Un po’ di storia

In realtà il distaccamento delle colonie avvenne il 2 luglio 1776. In quel giorno il Congresso votò per l’indipendenza. Dopodiché si redasse la Dichiarazione di Indipendenza ad opera principalmente di Thomas Jefferson. Il 4 luglio il documento fu approvato.

I festeggiamenti del 4 luglio prevedono parate durante la mattinata, picnic e barbecue, partite di baseball, discorsi politici e fuochi di artificio alla sera.

CONCLUSIONI

Grazie a questo post mi sono documentata sulle feste e tradizioni americane per potervele raccontare ^_^

Sono contenta di averlo fatto, perché credo sia importante conoscere le tradizioni di altri paesi, soprattutto se è il paese in cui ti sei trasferito con la tua famiglia. Ogni paese ha la propria cultura dettata dalla storia che ha vissuto e ne ha segnato il percorso fino ad oggi.

Conoscere altre culture apre la mente e permettere di comprendere un popolo diverso dal proprio; è un processo di arricchimento personale e di crescita.

La diversità è una ricchezza, che va abbracciata e accolta come tale, sempre.

A presto,

Arianna

UNA GIORNATA A BLOWING ROCK, NC

English version

Ormai siamo in piena estate e qui ad Hickory fa davvero troppo caldo per mettere il naso fuori di casa.

Siccome Cristian aveva bisogno di rinnovare il suo guardaroba estivo del lavoro e anche di un bel vestito per festeggiare i suoi 40 anni, abbiamo deciso di andare a Blowing Rock, ridente cittadina di montagna a meno di un’ora da Hickory.

Municipio di Blowing Rock

Siamo andati al centro commerciale Tanger Outlets, che ci hanno fatto conoscere un collega di Cristian e sua moglie due estati fa! Lì abbiamo assaggiato per la prima volta il gelato di Kilwin’s, una catena di deliziose leccornie tra gelati, mele candite, cioccolatini di ogni foggia e mille ingredienti differenti. Molto gustoso, devo dire!

Anche domenica ci siamo mangiati il cono di Kilwin’s. Il negozio è il paese dei balocchi per i golosi. È talmente pieno di cose buone che metti su due chili solo a sentirne l’odore… E scommetto che hanno un sofisticato sistema per diffondere lo zucchero a velo fuori dal negozio così da attrarre più clienti.

Nella lotta per il gelato ho vinto io… Ho mangiato mezzo cono al cioccolato e un po’ di quello alla fragola che ha lasciato Leo AHAHA!

Blowing Rock è un bel posticino da visitare quando fa troppo caldo, perché lì è sempre fresco e il panorama delle montagne è da togliere il fiato.

C’era talmente tanta gente che non siamo riusciti a trovare subito un parcheggio, ma alla fine siamo riusciti a parcheggiare all’ombra di un albero… Che fortuna :)!

A Blowing Rock c’è un famoso parco avventura per famiglie: il “Tweetsie Railroad”! Ci sono anche altre attrazioni che potete trovare qui. La prossima volta andremo  visitare questo parco così potrò raccontarvi di più in merito… Non vedo l’ora ^_^!

Via Tweetsie.com

Durante l’inverno Blowing Rock è una meta sciistica molto rinomata, lo scenario è molto caratteristico con tutti quei tetti spioventi che occhieggiano di qua e di là… Ci ha vagamente ricordato i paesini delle Dolomiti.

Le strade sono citatissime e il centro pullula di negozietti tipici. Nel parco della città, il Memorial Park, una banda suonava le canzoni americane di un tempo come “Somewhere over the rainbow”, “Moon River” e “Can’t take my eyes off you”. Passeggiare con quel sottofondo per le vie del centro era davvero magico.

mentre Cristian spingeva Leo sull’altalena nel parco io sono andata a passeggiare. era tutto in fiore, l’aria era fresca e le persone sedevano nel parco ad ascoltare la musica, qualcuno ballava persino sulle note della banda… Sembrava di stare in un film!

Dato che la festa del 4 Luglio era appena passata, c’erano ancora le decorazioni patriottiche sparse per tutta la cittadina. I coriandoli e i brillantini per le strade raccontavano della parata avvenuta il mercoledì prima.

È stata davvero una piacevole giornata… Dobbiamo ricordarci di Blowing Rock più spesso ^_^!

Vi lascio con questa galleria di foto scattate domenica scorsa. A presto,

Arianna
Galleria fotografica:

(Clicca sulle frecce per vedere le immagini)

A DAY IN BLOWING ROCK, NC

Versione italiana

Now it’s full Summer and Hickory is really too hot to stay outside these days.

Plus my husband needed to buy some clothes for work and something nice for his 40th birthday celebration. So we decided to go to visit Blowing Rock, a nice town on the mountains.

Blowing Rock Town Hall

There is a mall called Tanger Outlets. We’ve been there two years ago with a colleague of Cristian and his wife. It was summer that time too. We tasted Kilwin’s ice-cream for the first time. Yummy!

Fight for ice creams ^_^! I won… Ate half chocolate and what Leo left of strawberry’s cone LOL!

We had two cones from Kilwin’s too, yesterday. That shop is really something. It is so full of goodies that you feel two pounds more on just sniffing the sweet smell… I bet they have some kind of system to spread out the sugar powder to attract clients, they must have!

Blowing Rock is a nice place to cool down when it’s that hot outside, and the view of the mountains is simply stunning. It’s less than an hour from Hickory.

When we arrived the parking lot was completely full, but at the end we found spot under a tree… 🙂

In Winter time people come to Blowing Rock to ski. The landscape is very peculiar with all those sloping roofs… It reminded us of Italian Dolomites. The streets are very well-kept and the center is full of characteristic shops.

Blowing Rock is also known for its amazing family theme park adventure: Tweetsie Railroad! There are many more attractions in this charming town; you can find ’em here. Next time we’ll visit the park, so I can tell you more about it, I look forward ^_^!

Via Tweetsie.com

There was a band playing in Memorial Park. It was charming strolling along downtown with a music background. They were playing the big classics such as “Somewhere over the rainbow”, “Moon River” and “Can’t take my eyes off you”.

While Cristian was pushing Leo on the swing in the playground of the Park, I took a walk. It was all in bloom, the air was fresh, people were set in the park enjoying the music, some were dancing… It seemed to be in a movie!

Since we were still close to the festivity of 4th of July, there were American flags everywhere! There’s been a parade on Wednesday and there were still confetti and spangles along the sidewalks telling about it.

It has been a very pleasant day! We have to keep Blowing Rock in mind more often 🙂

I leave you with this gallery of images taken on Sunday. If you have also been to Blowing Rock tell us about your trip in the comments below. See you soon

Arianna
Photo Gallery:

(Click on the arrows to see the pictures)

USA VS ITALY: PRIME IMPRESSIONI

Per chi non conoscesse la mia storia, qui un breve riassunto delle puntate precedenti: sono una mamma italiana trasferita in America con la famiglia per il lavoro di mio marito, Cristian.

Inizialmente avevo capito che ci saremmo trasferiti a Charlotte NC (North Carolina). In realtà la destinazione finale era Hickory, ridente cittadina di provincia sperduta in mezzo al nulla in quel della Carolina del Nord ad un’ora da Charlotte.

Andare a vivere in America era stato il mio sogno sin da adolescente, ma avevo immaginato Los Angeles o New York. Invece, avrei lasciato Roma, “la città eterna”, per trasferirmi in un paesino di provincia!

Piansi. Molto. Poi, riflettendo, è venuto fuori che una città a misura d’uomo sarebbe stata un luogo più adatto per crescere Leonardo.

Infatti, Hickory è nota soprattutto perché è una città ideale per le famiglie… almeno così sosteneva internet! Mi dovevo fidare.

Cristian andò in avanscoperta prima di noi e rimase poco più di un mese in America. Durante le nostre videochiamate mi raccontava com’era la città e la vita.

La prima cosa che mi disse fu: “Dobbiamo comprare una macchina per te appena arrivate!”.

Andando in un paesino speravo, almeno, di risparmiarmi la macchina. Pensavo fosse tutto a portata di mano. Invece no! Sebbene piccola, Hickory è molto estesa. Qua è tutto più grande, del resto non hanno problemi di spazio.

Non ci sono neanche i marciapiedi, o, per lo meno, sono pochi. Se vai in giro a piedi e passa una volante della polizia, si ferma per chiederti se va tutto bene.

Le distanze sono molto lunghe e tra una zona e l’altra della città ci sono ettari di boschi. A proposito: alberi così alti non ne ho mai visti in Italia, sembrano grattacieli con le foglie!

La prima volta che ho visto le strade di Hickory ho pensato che non avrei mai preso la macchina, perché avevo paura. Pur avendo guidato a Roma!

Ecco un breve video di uno degli incroci più grandi della città, dietro casa nostra.

Le corsie sono spesso più più due per lato e gli incroci sembrano piazze infinite. Ci sono anche ulteriori corsie centrali per chi deve girare a destra o sinistra. Attenzione, perché sono condivise per entrambi i sensi.

I semafori sono appesi a dei fili sopra gli incroci e dondolano come panni stesi da un capo all’altro dei palazzi. A proposito di panni stesi… Viva l’asciugatrice! Da quando sono qui in America ho detto addio al mal di schiena ogni volta che stendevo :D!

Nuove abitudini alimentari e non

Alloggiamo in un condominio con piscine, palestra, campi da tennis e da beach volley, che messa così sembra chissà che. In realtà la struttura è un po’ vecchiotta e fatiscente, nonostante la dicitura “luxury apartments”.

C’è la moquette in tutto l’appartamento tranne in bagno e in cucina… vorrei vedé! È pure in sala da pranzo… Qua si usa così, non dappertutto per fortuna, ma la moquette è meno costosa del parquet… “luxury apartments”.

Il trita rifiuti. Visto in tutti i film e telefilm della mia infanzia e oltre… Ce l’abbiamo pure noi qua ^_^.

Vi do una dritta. Non gettate mai le bucce di patate nel trita rifiuti, altrimenti quando lo azionate esce un purea infinito dal buco dello scarico e sistemare il danno richiede davvero l’intervento di un ingegnere :D!

Il bidet… Questo sconosciuto! Il grande assente del bagno. Pare che al suo posto si usi fare la doccia, che va bene… Se la si fa davvero! Se capita di aver bisogno di fare il bidet dopo aver fatto la doccia? Si rifà la doccia? Mh! Donne: in quei giorni quante docce si dovrebbero fare? Mh! 

Il condominio in cui abitiamo

L’aria condizionata in questo paese è sempre a palla. Pinguini e orsi polari ovunque in estate e in inverno! Amen… Tocca vestirsi a cipolla.

Se volete andare a prendere un capuccino e cornetto al bar… Scordatevelo! Qui c’è Starbucks e altre catene come questa. È tutto un franchising di esercizi commerciali.

Una sera, rientrando da fuori città, pensavo che fossimo arrivati a Hickory, perché avevo riconosciuto una sfilza di negozi incastonati in parallelepipedi di cemento, proprio come quelli che abbiamo sotto casa!

Era la cittadina prima della nostra! Eppure, erano gli stessi negozi per di più nella stessa identica sequenza… Oddio! Mi è sembrato di stare nel “Truman Show”.

Il piccolo negoziante non esiste. Solo catene, catene e ancora catene in uguale sequenza e replica. Fa impressione!

Non esiste il giornalaio. L’edicola sta dentro al supermercato. Col tempo ho imparato conoscerli, i supermercati.

Walmart. Aperto h24. Frequentato da quelli che chiamano “Walmarziani”, soprattutto nelle ore notturne! Gente che esce in pigiama piuttosto che in accappatoio e pantofole, bigodini in testa e via dicendo.

I primi tempi andavo in giro con la bocca aperta per la sorpresa. Credetemi, soprattutto per noi italiani, che teniamo all’abbigliamento e all’aspetto in generale, è un vero shock!

Atro shock: vedere le persone in giro con la pistola nella fondina alla cintura! Una volta sono rimasta in un parcheggio aspettando che un tizio con pistola in bella vista (per legge deve essere visibile) fosse fuori portata.

Il cibo è un disastro! Trovi ovunque salsa Alfredo, Italian dressing, maccheroni and cheese, che non appartengono alla nostra cultura, nonostante i nomi affibbiati loro.

Lo zucchero è dappertutto, come il burro, pure nel pane… usano molto lo sciroppo di mais. Ci ho messo un po’ a selezionare i cibi “sani” da portare in tavola. Il sistema che regola le etichette è diverso dal nostro, molto meno dettagliato.

Grazie al cielo c’è Aldi, supermercato tedesco, che però non abbiamo a Roma. C’è anche Lidl a una mezz’oretta da noi, dove trovo i “Pan di stelle” e le “Macine”, non del Mulino Bianco, ovviamente. Ho trovato anche i savoiardi della Vincenzovo! Hai voglia a fare tiramisù… c’è pure il mascarpone Galbani :). Purtroppo il cacao della perugina me lo sogno. Qui c’è la Hershey’s.

In Italia abbiamo una varietà spropositata di biscotti, di ogni foggia e con mille farine differenti. Qui no! Oreo e altri biscottini farciti, cookies pieni di burro e stop.

Del resto la loro colazione non è a base di latte e biscotti, tanto meno di fette biscottate, che però trovo al Publix, altro supermercato.

Cereali: mille mila! Ci mettono di tutto e di più dentro, ma se vuoi dei cereali integrali senza sciroppo di mais, devi cercarli col lanternino.

Caffè. Ci siamo portati la moka dall’Italia. Due in realtà: una da 3 e una da 6… Non si sa mai! Per gli affezionatissimi del caffè italiano niente paura. Illy Caffè c’è. Ho trovato anche un’altra marca che a me piace, Bustelo, sud americano imbustato a Miami… Un signor caffè.

Parentesi. Non è concepibile un paragone tra il caffè americano e l’espresso! Sono due bevande diverse, punto! Bisogna prenderli per quello che sono. Se bevi l’americano lungo non devi pensare all’espresso e vice versa.

La pasta. C’è la Barilla, che è il brand più famoso in tutto il mondo, ma non è certo all’altezza della De Cecco, che pure si trova in alcuni supermercati. Per di più viene prodotta in America, non è importata. Mh!

I tempi di cottura indicati dalle confezioni sono per pasta scotta, come la mangiano qui.

Ristoranti. Per quanto riguarda la carne gli americani sono imbattibili, bisogna dirlo. Con il barbecue se la cavano egregiamente.

Però al ristorante, nell’attesa, ti portano panini dolci caldi con terrine di burro fuso montato a neve… E buon appetito!

Oppure piattini con olio, non extravergine e forse neanche di oliva, con gocce di aceto “balsamico” in cui intingere il pane tutti insieme allegramente… Questo succede in un ristorante italiano gestito da napoletani veri.

Mi hanno spiegato perché. Il palato dell’americano non è lo stesso dell’italiano, quindi anche i ristoranti italiani devono adattarsi agli usi e costumi del paese.

È così anche altrove. Quando andammo in viaggio di nozze in Cina, ad esempio, non trovammo la cucina cinese a cui eravamo abituati in Italia.

Pizza. NCS: Non Ci Siamo! Molle e gommosa. Figuratevi che fanno le margherite con pollo e ananas e non conoscono la pizza con le patate. Anzi, storcono la bocca quando gliene parli :D.

Me viè da ride e pure un po’ da piagne!

A Charlotte, però, abbiamo trovato una pizzeria di un italiano, che  niente meno viene dal quartiere adiacente al nostro a Roma. Com’è piccolo il mondo! La pizza la fa bene.

I ristoranti italiani delle metropoli si avvicinano molto di più alla nostra cucina rispetto a quelli della provincia.

Nel quartiere di Georgetown a Washington, DC, abbiamo mangiato in una pizzeria gestita da italiani… Sembrava di stare a casa. Abbiamo trovato pure la mortadella e la burrata. A quel punto Cristian si è commosso :D! A New York idem. In provincia non è la stessa cosa.

Qui ho trovato delle verdure mai viste in vita mia come le carote rosse (non rape) e gialle e altre verdure a foglia verde con nomi che neanche saprei tradurre. Mangiano le verdure, che noi cuociamo, leggermente sbollentate, praticamente crude: fagiolini, asparagi, broccoli.

Addirittura alle feste dei compagni di scuola di Leo c’erano sempre broccoli e cavolfiori crudi a pezzi da intingere nella salsa tzatziki. “Roba da matti” viene da dire. Provate a portare broccoli e cavolfiori crudi su una tavola italiana? Brividi, vero?

La pizza di Cristian

Ci ho impiegato un po’ ad abituarmi ad alcune cose e a farmene una ragione per altre. Per quanto riguarda la pizza non ci siamo arresi… Cristian ha imparato a fare una pizza da leccarsi i baffi! Ce ne siamo anche inventata una alla pseudo-Amatriciana con bacon e pecorino: di una pesantezza infinita, ma buona! Questa, invece, è l’ultima che ha sfornato: mozzarella, zucchine, peperoni e melanzane!

Queste erano le chicche sulle mie prime impressioni da expat. Ne ho altre da raccontarvi. Piano piano! Per ora vi saluto e vi invito a lasciare commenti anche della vostra esperienza di vita o di viaggio negli Stati Uniti. Come vi siete trovati col cibo? Che impressioni avete avuto? Raccontatemi che sono molto curiosa ^_^

A presto,

Arianna

FROM ITALY TO US

Versione italiana

One evening, back from work, my husband says to me: “Love, I’ve received a very tempting job offer!”.

He had a strange light in his eyes. Immediately, I understood that it was something big… The job was in the US!

Basically the dream of the first part of my life: living in America!

Like many of my generation, born in ’76, America was seen as a myth, at the forefront in almost all fields. America was at least 20 years ahead of us.

Well, my eyes swelled with tears and I shuddered, I even had a turn.

Cristian, my husband, who knew about my dream as a teenager, has always warned me about what I wish: “If it comes true, are you ready to deal with it?”

Was I ready? We were ready to face all this? Furthermore, we were not alone, there was also Leonardo, our baby, who at the time was just 3 years old.

After a first moment of disbanding, we set at a table and we wrote a list of pros and cons.

Among the pros:

  • a more comfortable life from an economic point of view
  • the chance to learn one of the most widely spoken languages in the world
  • growing Leo as a bilingual
  • improving the already well-nourished work experience of Cristian
  • growing as a couple and as a family relying only on our strength
  • I did not have a job anymore, after the fraudulent bankruptcy of the company I worked for as graphic designer… So, no job to keep

Among the counter stands a word on all, written in capital letters: THE FAMILY!

We both broke our parents’ heart by making this decision. Above all our mothers’! But now the family was just the three of us. Dads have been much more understanding, perhaps because Italian mothers are more attached to their children. However, with a tearful heart, they gave us all their sincerest blessing. “Live your life!”, They told us. And so began our American adventure.

Friends were happy for us, but also sad for being apart. I remember that, on more than one occasion, we gathered in front of a pizza and a beer contemplating the possibility of emigrating all together. The choice of the country was a disaster ^ _ ^. In fact, we never agreed!

At the end only the three of us have departed. However, it would have been wonderful to do it all together! At least we would have had our little community with us.

From Rome to Charlotte (NC)

And here we are. Two exact years have passed really today. It was June 21st when we took the plane to live our new life 🙂

Expectations? So many! Difficulties, many too! Human beings are creatures able to adapt, but children are amazing for their ability to overcome adults in embracing change.

We were so worried about Leonardo. Changing home, school, friends, language. How could he face all of this? Of course it was not easy at all, but he did it great… Today he speaks and understands English better than us: D

The most complicated thing to deal with when you move to another country is figuring out how things work there. You give too many things for granted when moving from an occidental country to another occidental country! Soon, you realize that what works in Italy in one way does not work in the same way in America. From the simplest things, like shopping or going out for dinner, driving up to the purchase of a car or a house. There are so many differences that we never thought of!

Many times I said to myself: “This is just another planet!”. Well it is. Everything is different, but above all America is far away. It is far from Italy, very far, too far… We are on the other side of the globe! Everything is bigger here, even bugs… Ew!

Before leaving, I asked myself several times what I would have done in America. How would I have spent my time? I had contemplated the idea of opening a blog to talk about this experience, but I never actually did it. So far!

Four months ago, hiamari.com started with the intention of talking about fashion and design. Then I found myself writing more about fashion than design. Who would have said it? Later, the idea of writing about fashion for mothers, just like me, has matured! In short, the exegesis of a blog is not always linear, especially for a person like me who thinks one thing and makes one hundred: D!

Cristian told me that he’d like to write about how things work here, to be useful to other expats who have the opportunity to move to America. Even if he comes home for lunch every day, which was absolutely not even conceivable back in Rome, he still works a lot and so he has little time left to relax and do whatever he has in mind.

As always, however, he has good intuitions and, as always, by way of crossroads, I also get there… Sooner or later! So, here I am writing about this experience, but also about other things. At this point I cannot say what direction the blog will take, I only know that I want to write and if you want to accompany me on this journey, I am more than happy to welcome you on board ^_^

Arianna

CHI SONO

English version

Benvenuti sul mio blog!

Io e la manina di Leo

Ciao, mi chiamo Arianna. Sono la mamma di Leonardo. Sí, ho anche un marito 😀 anche se mi sento prima mamma e poi moglie. Non giudicatemi male per questo! 😛

Da quando è arrivata la mia piccola peste la mia vita è radicalmente cambiata.

Ricordo che, appena me lo hanno poggiato sul petto in sala parto, l’ho guardato e devo aver fatto una faccia strana, perché mio marito, Cristian, mi ha chiesto tutto preoccupato: “Che c’è? Non ti piace?”.

In effetti, tra la spossatezza, la preoccupazione e lo stress del parto, il risultato non mi aggradava poi tanto. Il neonato aveva la faccia schiacciata, sembrava uscito in 2D, aveva gli occhi gonfi, tutti i puntini bianchi sul viso rosso rosso e una montagna di capelli neri a spazzola ^_^

Leonardo e Cristian

Il mio primo pensiero fu “Oddio! Adesso Cristian penserà che il figlio sia di qualcun altro”, dato che non somigliava né a lui né tanto meno a me. Però, essendo venuto fuori dalla mia pancia, una cosa era sicura… Era mio! Era anche di mio marito, ovviamente. Potete notare che con gli anni si è trasformato nel suo Mini Me 😀

Dopo questi deliranti pensieri, dovuti a 12 ore e forse più di travaglio, sono tornata in me e ho guardato negli occhi quel piccolo esserino tutto bagnato come un pulcino!

Lui ha ricambiato il mio sguardo e in quell’attimo l’ho riconosciuto come mio! Ancora mi commuovo a pensarci, anche adesso mentre mi trovo a scrivere di questo episodio.

Dopo un paio di giorni di poppate e “annusamenti” reciproci tra mamma e pargolo, ricordo di aver detto a Cristian: “Come abbiamo fatto finora senza di lui?”.

Erano appena due giorni che Leonardo era entrato nella mia vita e mi sembrava di essere nata nuovamente anche io. Era così: ero nata come mamma!

Essere una mamma è una grandiosa avventura. All’inizio è fatta di nottate insonni, preoccupazioni elevate all’ennesima potenza per una colpo di tosse, panico totale, stress oltre misura e mille sensi di colpa. Poi, però, mi hanno detto che… Non migliora affatto! Scherzo ^_^

“E adesso che faccio?”
“Faccio la mamma!”
“Come si fa? Che devo fare? Quando, come e perché?”
“Lo farò, come hanno fatto tutte le mamme del mondo”
“Dov’è il libretto delle istruzioni?”
“Perché questi frugoletti arrivano senza un manuale d’uso?”

La verità è che nessuno può insegnarti ad essere mamma.

Infatti, siamo tutte mamme diverse, abbiamo tutte il nostro unico modo di essere mamma.

E per chi si stesse ancora chiedendo del manuale delle istruzioni… Sono loro il manuale delle istruzioni! I nostri bimbi.

Loro ci dicono come essere la loro mamma. Bisogna saperli ascoltare, capire e aiutare a diventare adulti autonomi, pronti per affrontare il mondo! Perché i figli non sono nostri, ma sono il nostro dono per questo mondo. Io la penso così! 🙂

ESSERE MAMMA, LA MIA STORIA

Essere mamma in Italia non è facile. Purtroppo il nostro paese non eccelle in politiche familiari come i più avanzati paesi scandinavi. Non mi dilungherò in polemiche inutili, le mamme italiane sanno a cosa mi riferisco.

Non è facile, dicevo. Prima di essere mamma sei donna e anche questo non aiuta. Per lo più anche nel resto del mondo non aiuta.

Parlo di stipendi più bassi, a parità di livello rispetto ad un uomo, ma anche di discriminazione rispetto al sesso e all’età. E qui veniamo alla mia storia personale.

Io lavoravo come grafica pubblicitaria per un’azienda, quotata in borsa, che contava circa 400 dipendenti in tre città tra nord, centro e sud Italia.

Dopo la nascita di Leonardo, l’azienda mi ha messo in cassa integrazione.

Non solo me, naturalmente, ma a me l’hanno comunicato il giorno che ho chiamato l’ufficio del personale per parlare del mio rientro in azienda:

“Nessun rientro, sei ufficialmente in cassa integrazione”.

Da qui, per farla breve, l’azienda è finita in banca rotta fraudolenta nel giro di un paio di anni, passando per una fase di mobilità.

Detto questo, per una donna e mamma non è una passeggiata rientrare nel mondo del lavoro. Infatti, sono stata tagliata fuori dal mercato, così come la maggior parte delle mie ex colleghe.

Molte di loro hanno tirato fuori le unghie e si sono rimesse in gioco mettendosi in proprio.

Io vengo da un background di studi letterari, ho studiato da copy writer e sono giornalista pubblicista, solo che non pago più l’albo da circa tre anni, quindi tecnicamente non sono più iscritta nelle loro liste!

Mi sono detta: “Perché pagare se, da quando ho ottenuto il tesserino da pubblicista, nessuno mi fa più lavorare?”

Dovete sapere che una volta ottenuto il tesserino da giornalista pubblicista, che equivale a lavorare circa due anni senza essere pagati, ma versando i contributi per i soldi non percepiti, le testate giornalistiche devono pagarti per legge.

Quindi ricorrono ad aspiranti giornalisti che lavorano gratis per altri due anni. È chiaro il circolo vizioso?

Spero che oggi la situazione sia migliorata. Chiusa parentesi.

Una mia ex collega tempo dopo la chiusura dell’azienda si è trasferita in Inghilterra ed è diventata cake designer. Parlo di lei in questo post.

“Che coraggio!”, ho pensato. Poi, ho scoperto che molte di loro si sono trasferite all’estero anche con la famiglia e si sono reinventate, chi in un modo, chi in un altro.

“Uau, ho ripensato, che cambiamento radicale!”

E poi è arrivata una proposta di lavoro molto allettante per mio marito. Negli Stati Uniti.

Per noi si apriva una nuova porta e non ci siamo fatti scappare questa ghiotta occasione.

Ed eccoci qua in quel della Carolina del Nord a vivere la nostra esperienza americana.

SONO NEGLI STATES… E ADESSO?

Le mie ex colleghe sono state di grande ispirazione per me. Allora ho cominciato a pensare… “Cosa posso fare io per reinventarmi?”.

L’America è la terra delle opportunità, quindi dovevo approfittarne!

Soli, senza parenti o amici e con un bimbo piccolo era una gran fortuna che potessi stare a casa a crescerlo senza dovermi più preoccupare di portare a casa lo stipendio.

Però con le mani in mano non so stare… Dovevo trovare qualcosa da fare!

Ho cominciato a produrre bigiotteria artigianale che vendo in una caffetteria molto accogliente del centro cittadino.

Sorprendentemente, ho cominciato a vendere molto e a guadagnare qualche soldino.

Questa cosa mi ha riempito di orgoglio e mi ha ridato fiducia in me stessa, pur essendo una piccola cosa… Posso fare delle cose da me e guadagnare. Che bello!

Non era ancora abbastanza. La mia parte letteraria premeva per venire fuori. Ho moltissimi scritti nel cassetto, che probabilmente nessuno leggerà mai.

Questo soddisfa la voglia di scrivere, ma se nessuno ti legge, la voglia è soddisfatta solo a metà 😛

Come potevo scrivere ed avere lettori?

… Con un blog! Avrei aperto un blog ^_^

Ma di cosa avrei scritto?

Ho cominciato a buttare giù qualche idea, ad informarmi su internet circa cosa scrivere in un blog.

“Scrivi di ciò che ti appassiona” tuonava ogni pagina web sull’argomento. A me piace il design, la moda e sono una mamma italiana che vive in America!

È così che è nato Hiamari!

PERCHÉ HIAMARI

Prima cosa: trovare un nome per il mio blog!

Non sapendo ancora con esattezza di cosa avrei scritto non ho voluto legare il nome del sito ad un argomento specifico.

Perché ciò non mi avrebbe permesso di aggiustare il tiro qualora ne avessi avuto bisogno.

Dopo giorni e giorni di brainstorming con me stessa, finalmente è venuto fuori il nome.

Come ci sono arrivata? Beh, se non potevo essere specifica su un argomento, dovevo tenermi sul generico.

Non volevo usare il mio nome come fossi un grande marchio, mi sembrava una scelta troppo egocentrica.

Di solito quando incontri qualcuno per la prima volta, ti presenti.

Lo stesso ho fatto io con il mio blog. Mi sono presentata: “Ciao, sono Arianna!”, che in inglese diventa “Hi, I’m Ari”e sul web “Hiamari”!

Avevo la testa piena di argomenti da trattare. Dalla nostra esperienza americana a ciò che mi piaceva come il design e la moda.

Ho ancora la testa piena di idee, beninteso. Devo solo raccoglierle per potervele presentare al meglio! ^_^

Man mano che creavo contenuti per il mio blog, ho notato che scrivevo molto più di moda che di design. Andando avanti ho cominciato a scrivere di moda per le mamme, proprio come me.

Quindi, ho pensato che potessi rivolgermi ad un pubblico di mamme e, perché no? Neo-mamme e quasi mamme!

La cosa mi ha esaltata parecchio, soprattutto perché mi stuzzicava l’idea di creare un rapporto con le altre mamme! ^_^

Scrivere in una lingua che non è la mia mi rallenta un po’ nel lavoro, ma è anche un’occasione per migliorare il mio inglese e per raggiungere più mamme possibile in tutto il mondo!

Per non tagliare fuori le mie mamme italiane, ovviamente i contenuti saranno disponibili anche in italiano! Evviva!

Che meraviglia l’Internet, che ci unisce da un capo all’altro del pianeta e ci fa comunicare e scambiare consigli ed esperienze, ci fa sentire più vicine, tutte.

La lingua può essere diversa, il paese diverso, la cultura diversa, ma le mamme, nonostante queste differenze, sono unite in tutto il mondo da esigenze e problemi comuni. Soprattutto dall’amore per i loro bimbi!

COSA VOGLIO FARE?

Quindi, eccomi qua a parlare della vita americana di una famiglia expat italiana, di moda e di tutto quello che riguarda la mia esperienza di mamma e di blogger, che può tornare utile anche a voi… Che emozione!

Una cosa alla volta! Il blog è online solo dal 23 febbraio 2018.

È ancora un baby-blog ^_^ e vorrei farlo crescere e prosperare con il vostro sostegno.

Quindi, se avete idee o argomenti da suggerirmi non esitate a contattarmi a questo indirizzo e-mail: [email protected]

Vi invito, inoltre, a lasciare commenti ai miei post, così posso conoscervi meglio e proporvi esattamente quello che state cercando!

Sono molto entusiasta all’idea di imbarcarmi in questa avventura con voi mamme di tutto il mondo!

Grazie fin da subito per il vostro supporto di lettrici! Mi auguro che i miei post vi siano di aiuto^_^

Arianna

UNA MAMMA ITALIANA IN AMERICA

English version

Una sera, rientrando dal lavoro, mio marito mi fa: “Amore, mi hanno fatto una proposta di lavoro molto allettante!”.

Aveva una strana luce negli occhi. Ho capito subito che era qualcosa di grosso… Il lavoro era in America!

Praticamente il sogno di tutta la prima parte della mia vita: andare a vivere in America!

Come molti ragazzi della mia generazione, classe ’76, l’America era vista come un mito, all’avanguardia pressoché in tutti i campi. Tutto quello di nuovo che arrivava in Italia era partito dall’America almeno un ventennio prima.

Beh, mi si sono gonfiati gli occhi di lacrime e mi sono venuti i brividi, mi è pure un po’ girata la testa.

Cristian, mio marito, sapendo del mio sogno, mi ha sempre messo in guardia su quello che desidero: “Se poi si avvera, sei pronta a fare i conti col tuo sogno?”

Ero pronta? Eravamo pronti ad affrontare tutto questo? Anche perché non eravamo soli, c’era anche Leonardo, il nostro bimbo, che all’epoca aveva 3 anni appena compiuti.

Dopo un primo momento di sbandamento, ci siamo messi a tavolino e abbiamo stilato una lista dei pro e dei contro.

Tra i pro figuravano:

  • una vita più agiata dal punto di vista economico
  • la possibilità di imparare bene una delle lingue più parlate nel mondo
  • far crescere Leo bilingue
  • migliorare l’esperienza lavorativa, già ben nutrita, di Cristian
  • crescere come coppia e come famiglia contando solo sulle nostre forze
  • nessun posto di lavoro per me da salvaguardare, dopo la bancarotta fraudolenta dell’azienda per cui lavoravo come grafica pubblicitaria 

Tra i contro campeggiava una parola su tutte, scritta a caratteri cubitali: LA FAMIGLIA!

Valeva pena fare un tentativo, “Adesso o mai più”, ci siamo detti. Era fatta. La decisione era presa, non restava che dirlo ai nostri. Abbiamo spezzato loro il cuore con questa notizia. Soprattutto alle mamme! Ma la famiglia eravamo noi tre.

I papà sono stati molto più comprensivi, forse perché le mamme italiane sono molto attaccate ai figli. Comunque, col cuore in lacrime, ci hanno dato tutti la loro più sincera benedizione. “Vivete la vostra vita!”, ci hanno detto. E così è cominciata la nostra avventura americana.

Gli amici sono stati contenti per noi, ma anche tristi per la separazione. Ricordo che, in tempi non sospetti, ci siamo riuniti davanti a una pizza e una birra a contemplare la possibilità di emigrare tutti insieme. Che disastro per la scelta del paese ^_^. Infatti, non ci siamo mai messi d’accordo!

Da Roma a Charlotte (NC)

Alla fine siamo partiti solo noi tre. Però, sarebbe stato meraviglioso farlo tutti assieme! Almeno avremmo portato un pezzo di casa nostra con noi.

Ed eccoci qua. Sono passati due anni tondi tondi proprio oggi. Era il 21 giugno quando abbiamo preso l’aereo tutti e tre insieme e spiccato il volo verso la nostra nuova vita 🙂

Aspettative? Tante! Difficoltà, pure tante! L’uomo è una creatura che si adatta, i bambini, però, sono sorprendenti per la loro capacità di superare gli adulti nell’abbracciare il cambiamento.

Eravamo tanto preoccupati per Leonardo. Cambiare casa, scuola, amici, lingua. Come avrebbe fatto ad adattarsi a tutte queste novità? Certo non è stato affatto facile, ma ce l’ha fatta alla grande… Oggi parla e capisce la lingua meglio di noi 😀

La cosa più complicata da affrontare quando ti trasferisci in un altro paese è capire come funzionano le cose là. Venendo da un paese occidentale e andando in un altro paese occidentale puoi dare troppe cose per scontate! Presto, però, ti rendi conto che quello che funziona in Italia in un modo, non funziona affatto alla stessa maniera in America. Dalle cose più semplici come fare la spesa, andare a cena fuori o guidare fino all’acquisto di una macchina o di una casa.

Quante volte mi sono detta: “Questo è proprio un altro pianeta!”. Ebbene lo è. Tutto è diverso, ma soprattutto l’America è lontana. È lontana dall’Italia… Siamo sull’altra faccia del globo! Qui è tutto più grande, persino gli insetti… Bleah!

Prima di partire mi sono chiesta più volte cosa avrei fatto in America. Come avrei impiegato il mio tempo? Avevo contemplato l’idea di aprire un blog in cui parlare di questa esperienza, ma non l’ho mai effettivamente fatto. Fino ad ora.

Quattro mesi fa è partito hiamari.com con l’intento di parlare di moda e design. Poi mi sono ritrovata a scrivere più di moda che di design. Chi l’avrebbe detto? In seguito è maturata l’idea di scrivere di moda per mamme, proprio come me! Insomma, l’esegesi di un blog non è sempre lineare, soprattutto per una persona come me che una ne pensa e cento ne fa :D!

Cristian mi aveva detto che gli sarebbe piaciuto scrivere di come funzionano qui le cose, per essere utili ad altri expat che hanno l’opportunità di trasferirsi in America e raccontare dei nostri viaggi alla scoperta di questo paese. Anche se torna a pranzo a casa tutti giorni, cosa che assolutamente non era nemmeno concepibile a Roma, lavora comunque tanto e quindi gli resta poco tempo per rilassarsi e fare tutto quello che ha in mente.

Come sempre, però, ha buone intuizioni e come sempre, per vie traverse, ci arrivo anche io… Prima o poi! Quindi, eccomi qua a scrivere di questa esperienza, ma anche di altro. A questo punto non so dire che direzione prenderà il blog, so solo che voglio dedicarmici e se vorrete accompagnarmi in questo viaggio, sono più che lieta di darvi il benvenuto a bordo ^_^

Arianna

TALL WOMEN, PLUS SIZE, BIG FEET: HOW TO DRESS UP!

Howdy folks! How are you, today? Ready for a new adventure?

Recently one of my dear readers asked me to write a post about tall women with a plus size and big feet… And here I am.

Today’s post is dedicated to my dear curvy readers! Real women in real bodies! Not the ones we see on the catwalks. Absolutely not, ladies!

I don’t know what’s in fashion stylists’ mind at all when it comes to choose their models.

It’s like they’re temporarily out of their freaking mind, right?

I mean: for whom are their clothes packaged… Breadsticks?

Whatever! Personally, I think that curves are fine on a woman. Everybody has its flaws… don’t even think for a second that thin women don’t have theirs.

HOW TO DRESS THE RIGHT WAY

So, that said, everything revolves around knowing how to dress properly. Meaning enhance your strengths and camouflage your weaknesses.

Before going on, I need to tell you something that goes against the common sense of fashion: following fashion is not always the choice that fits us perfectly!

As I just said in another post, I’m not a fashion victim at all. I do not let fashion use me, but I use it to exalt my figure to the fullest.

Avoid trend if they are not in line with the raw material you have available: your body! No trend, except for accessories.

You will be trendy and always perfect if you follow the style of your body, not that of the catwalks!

This is the smartest approach to fashion according to my point of view ^_^

First of all, knowing what fits best for you means knowing your body perfectly. If you know this, you will not have any difficulty choosing the right clothing for you.

WHAT SHAPE DOES YOUR BODY HAVE?

Forget to throw on the first tablecloth that comes under fire just to cover yourself. NO! This is not really the winning strategy.

However, do not make the opposite mistake: get dressed in clothes too succinct for you… The catastrophe would be lurking around the corner, either way!

Plus, if it’s true that all of us have defects, it is equally true that we have merits too. Therefore, we focus on the latter… Easy Peasy :D!

Basically, there are five types of body constitution: apple (or circle), pear (or triangle), hourglass, upside down triangle and rectangle.

1) The apple woman (or circle): has lean legs and unmarked waistline, important and straight thorax.
Strength: slender legs
2) The pear woman (or triangle): has small shoulders and breasts, wide hips and marked waist.
Strength: marked waist
3) The hourglass woman: has big breasts, marked waistline and wide hips.
Strength: the narrow waistline and the décolleté.
4) The upside-down triangle woman: has very wide shoulders and breasts, narrow hips and a long-limbed body.
Strength: narrow hips and slender and thrown legs.
5) The rectangle woman: there’s no disproportion and there’s no marked waistline. Practically this is the body we are used to seeing on catwalks, the model body with there’s no shape (little breast, flat butt, no hips and unmarked waist).
Strength: slender.

With this list in mind, do not forget that we are not all the same.

So, it is possible that your body has variations: for example, the upper part of a category and the lower part of another one.

Then, you will not have to do anything else but wear clothing that enhances that part of the body and others that disguise defects.

You have to stand in front of the mirror and look at yourself objectively, because only by identifying the category to which your body belongs, you will be able to dress better.

UNDERWEAR

To build your image of success we start from the basics: underwear.

Wear a bra of the right size that supports you well, both for an aesthetic question, but especially for a health issue. Usually curvy women have abundant breasts and without a suitable bra they can suffer from back pain and we don’t want that.

The same applies to panties… Choose a model that will fit you well. It’s bad to see that a skirt or pants end up between the butt-cheek, as if the butt were eating them… Roly-poly or thin we are!

The shaping underwear can be very useful to lose a few pounds on hips, waist and thighs. Moreover, it will eliminate those annoying little rolls given by the underwear that marks.

HOW TO ACCENTUATE OR HIDE CERTAIN PARTS OF THE BODY

Dark colors hide, while the light ones highlight: If you have a beautiful breast you want to highlight, use tops of light colors. If you want to divert attention from the legs, use dark colors for the lower body

• Combining colors of the same shade, but of different gradation, can create a slimming effect

If you like your waistline, wear a light belt on a dark shirt

• Wear curled or ruffled fabrics where you want to look thinner

Yes to fancy fabrics, but be careful: the big patterns will make you look fatter, while the smaller ones will make you look thinner. Floral patterns and polka dots are OK

The stripes are fine… With cautions! The vertical and diagonal ones streamline the figure, the horizontal ones tend to widen it (if you are a pear woman you may want to highlight your chest with horizontal stripes, just pay attention to the deformed lines effect)

• Jersey is a fabric that tends to highlight the rolls, better silk or cotton that gracefully glide over the shapes. Avoid velvet, especially corduroy and too-rigid denim

• Use the flounces to highlight. For example, if the breast is small, use it to make it look more prosperous. Do not put on the flounces where you want to streamline

• Choose carefully the colors that are best for you, avoid those that turn you off

• To harmonize a too high silhouette, try to visually break the figure. Wear a different color top from the bottom, or a belt, break the lower body with skirt and boots (the height that is good for your leg)

DRESS CODE

Pants can be a double-edged sword, so the model to wear must be chosen carefully to avoid subtracting femininity from the figure. Choose the one that enhances your B side 😉

Leggings are not an ideal choice (highlight the defects on the legs, also applies to skinny women with cellulite), better to opt for skinny pants.

Smart tip: knee lengths are perfect for curvy women. Skirts and dresses are particularly suitable for curvy women because they allow you to hide the extra pounds and enhance the breasts.

So, you can have fun with skirts and empire style dresses.

– Apple woman (or circle): 

The advice is to focus on the breasts and legs and divert attention from the stomach. 

A slimming sheath can help you define the waistline.

The dress is the piece of clothing that enhances your silhouette the most.

City Chic
Adriana Papell
Standards & Practices
Adriana Papell
Nic+Zoe

Yes to clothes and shirts with a shape (especially those that enhance the breast), avoid the unique sizes and top without form.

Avoid thin straps or tank tops. They will have to cover the bra straps that could be wide.

Use long or short sleeves, a half size would degrade your figure, but, if you have nice forearms, opt for a three-quarter sleeve.

You can wear a soft top tunic over skinny pants. So far as lower part of the body is well-defined a not

too tight top is fine.

I recommend soft dark shirts that come under the belt, to camouflage the belly.

If you wear the under-button be careful that the size is right on the bust and stomach… If the buttons pull, the size is wrong.

– Pear woman (or up-side down triangle):

Are you pear-shaped? Enhance the breast and the waist.

Skirts and dresses are the garments that enhance this shape of body. Be careful to choose well the models to wear.

ModCloth
Eliza J
City Chic
Eliza J
City Chic

Wear soft, round, triangle and 50’s style skirts.

Avoid straight and balloon dresses. No to pencil skirts and sheath dress.

If you want to opt for trousers or jumpsuit, choose the high waisted palace or flared model.

Go-ahead to showy accessories that highlight the face and décolleté: necklaces, earrings and scarves.

Forever21
Forever21
Forever21
– Hourglass woman:

The advantage of this form is to be proportioned, big breasts, narrow waist, wide hips and shapely legs.

Always highlight the waist with items that enhance this value. Yes to belts, no to oversize garments that make the silhouette awkward and cumbersome.

To maintain the balance between the upper and lower body, maintain soft tones and weak color contrasts.

Eliza J
City Chic
City Chic
Old Navy
Zulily
– Triangle woman:

Since this silhouette has a disproportion of the upper body, one must aim at the narrow waistline and the slender legs.

Try to balance the figure by adding volume to the lower body. Avoid discovering the shoulders with boat necks.

Use patterns that catch the eye on the legs and wear garments like flared pants to give movement to the figure.

Absolutely avoid sweaters that highlight the shoulders. Rather, wear cardigans and sweaters with bat wing sleeves.

City Chic
Asos
Excape
Shein
Romwe
– Rectangle woman:

She walks on catwalks, she can wear whatever she please! AAAARGH!

If you wanna read more about trendy plus size dresses you can go visit Yemi at completeoutfitsonline.com. You can also find outfit ideas for every occasion on her blog. I like especially the one about complete white outfit, so… Go check it guys! ^_^

SKIRTS: GOLDEN RULES TO WEAR IT WITH STYLE

Given that the skirt is undoubtedly the garment that enhances the most roundish bodies, I would like to dedicate a few lines to it.

Pencil skirt: is for those women that have big legs and a marked waistline. Choose the midi to camouflage big legs and knees.

If you have thin knees, the hem can rise mid-knee or just above.

Pencil skirt is OK both day and night, for all occasions. It is a very feminine garment, because it is usually a high-waist model and that emphasizes the curves, even if the waist is a little full.

Always remember that shaping underwear should be worn for optimal results ^_^

Smart tip: a gap or a zipper will help you wear it more comfortably!
Long Skirt: it hides defects such as fat pads, knees and big ankles. You can choose the tube skirt or flared skirt.

The long skirts lengthen the figure. It is true that you are already tall, but you will appear more slender… Which does not hurt! Right? You can use different colors for the above and for the bottom to break the general length of the figure.

Smart tip: If you are pear shaped, put the top inside the skirt. If, on the other hand, you’re apple-shaped, leave the top out!
Asymmetrical skirt: long back and short front helps the curvy silhouette to lighten the lower body.

You can lighten your legs, knees and ankles with big black opaque tights. Be careful not to detach with the color of the shoes. If you use shoes of the same color as the stockings, in this case black, the leg is more slender.

Smart tip: the styling works only with the top in the skirt!
Bell skirt: perfect for those with wide hips and a marked waistline.

It camouflages hips and makes the silhouette very feminine.

It is very beautiful even in the dress version.

Smart tip: if you have big knees stretch the hem just below them.
Wallet skirt: thanks to its slight asymmetry on the front, works well on a lower body that is pretty full. Helps to thin the figure. Also in the dress version.

It is very comfortable thanks to the opening and does not tighten… You can wear it at work.

Smart tip: if you have tapered legs, bring it just above the knee, if, instead, you have big knees and turned legs bring it midi.

ACCESSORIES

Here you can really play and have fun with the colors.

A curvy woman can wear big and flashy costume jewelry that would be badly worn by thin women.

Even a big bag is fine, because it makes you look thinner.

The dangling earrings stretch the neck and big bangles exhale the wrist.

earrings by Guess

Belt by Guess

Necklace by Mixit

Large tote by Guess

SHOES

For those with big feet there are tricks to make them look smaller. Here, too, the same applies to clothes: you have to choose the shoe model suitable for this purpose.

Avoid very thin strings because they will make your feet look bigger.

The rule is: the less the foot is discovered, the more it will look small.

For those who have big feet and full body, the chunky heel is a must… it’s also fashionable!

if you do not like heels, espadrilles are perfect for those who want to make their feet look smaller, as well as shoes with rope wedges.

The wedge and the wide band help to “shrink” the foot.

The mules or the open toe sabot are very fashionable and are also very suitable for large feet. As well as sandals with crossed bands on the instep.

Smart tip: showy shoes with precious details will take your eyes off the size of your foot.

Patricia Green

Slingback Platform Wedge Sandal
by Matisse

Leather Mid-Heel Slingba by Rag & Bone

Platform Sandal by Børn

And now let’s see how to combine shoes with clothing.

In general:

With skirts and dresses that enhance the curvy bodies, pump shoes are perfect.

The shoes with an ankle strap look good under dresses or wide skirts. Pay attention to the sausage effect if you do not have defined ankles you don’t want to draw attention to them.

Décolleté shoes are well combined with a pencil skirt.

Being tall you can afford to wear flat. However, a minimum of 3 or 4 cm of heel is always recommended supporting a woman’s body.

Choose large heels, for the same reason of the costume jewelry … Big accessories will make you look less big! On the contrary small and tiny jewelry will make you look bigger! It’s a matter of proportions.

Smart tip: during the winter combine dark tights with shoes of the same color to look more slender. In the summer, with bare legs, wear the flesh-colored shoes.

In detail:

Simple boots with strings for the apple woman.
Pear woman: to conceal the disproportion between hips and shoulders the heel helps. Décolleté are good, avoid the ankle boots that risk not to stretch your legs. The ace in the sleeve is the knee boots!
Hourglass woman, for you boots up to the knee being careful to choose a model that squeezes the calves.
Triangle woman: the weight is concentrated on the upper part of the body, so a pair of ankle boots are fine, because your legs are thin.
Cuissardes are fine for the rectangle woman, because their legs are long and slender.

THERE IS NO PERFECT BODY, THERE IS THE RIGHT DRESS

As we have amply said, there’s no perfect body, but there’s the right dress that manages to enhance the silhouette highlighting the strengths and camouflaging the weak points.

You have to know to perfection your body to find out which garment looks better on your silhouette.

In the end you have eyes, girls! You know by yourself if some garment fits or not for your body.

Ultimate rule: if you like what you see in the mirror it’s done… You found your style!

Follow the rules, but also use your head… There are exceptions!

If white is your thing even if you’re chubby, then wear white!

I hope I have been helpful with this post. I still thank Marlinda for her suggestion 🙂

If you have any questions or requests please do not hesitate to write me below.

See you next time,

Arianna

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